È un progetto che in un colpo solo evoca Marco Polo, i caravanserragli che attraversano la steppa e le armate invincibili di Genkhis Khan che la colorarono di sangue: la ‟via della seta”, aperta ottocento anni or sono dall’esploratore veneziano nell’avventurosa impresa descritta ne Il Milione, sta per rinascere sotto forma di ferrovia, una ‟Iron Silk Road”, una via della seta d’acciaio, che porterà treni merci, e successivamente anche treni passeggeri, dall’Europa alla Cina e ritorno, toccando la Turchia, l’Iran, il Golfo Persico, il Kazakhstan, fino a Pechino e Shangai. Un viaggio lungo seimila chilometri, che ai tempi di Marco Polo si faceva a piedi, a cavallo e in cammello, e che adesso si farà su futuristici ‟Tav”, i treni ad alta velocità, aprendo nuove prospettive al commercio, ai trasporti, alle comunicazioni e in ultima analisi anche al turismo e alla reciproca comprensione tra Oriente e Occidente. Il motivo è presto detto. Fino ad oggi ci sono stati soltanto due mezzi per fare arrivare in Europa le merci prodotte in Cina: via nave, e occorrono quaranta giorni di navigazione, o con la Transiberiana, la ferrovia Pechino-Mosca, e di giorni ce ne vogliono quindici, se va tutto bene sull’antiquata linea transcontinentale, più altri due o tre dalla capitale della Russia sino a quelle dell’Unione Europea. Quando la ‟Iron Silk Road” sarà pronta nel 2010, il percorso si potrà invece completare in appena dieci giorni grazie ai treni ad alta velocità: ‟Sarà un nuovo ponte terrestre tra l’Asia e l’Europa”, ha dichiarato Kanat Zhanhaskin, direttore generale delle ferrovie del Kazakhstan, aprendo nei giorni scorsi un nuovo tratto della ferrovia, riportava ieri il "Times" di Londra. E sarà anche una fonte di denaro e di prodigioso sviluppo per tutte le città e cittadine attraversate dai binari, cambiando - si spera in meglio - la vita e l’economia di intere regioni. Il costo dei lavori è stimato in oltre 4 miliardi di euro, ma numerosi governi contribuiscono a finanziarlo, in primo luogo la Cina, motore economico del ventunesimo secolo, dove il presidente Hu Jintao è un’entusiastico sostenitore dell’ìniziativa, giudicandola un nuovo ‟passaggio ad Occidente” di cui Pechino ha bisogno per imporsi sempre di più come il centro del pianeta di domani. Di un progetto simile si era già parlato mezzo secolo fa, ma prima Stalin e poi Mao si opposero, il primo temendo che favorisse la Cina, il secondo che favorisse l’Urss: la rivalità trai due giganti comunisti bloccò tutto. E ancora oggi la rivalità si avverte, perché la ‟via della seta” ferrata, quando arriva in Kazkhstan, gira sinistra e allunga la strada, attraversando Iran e Turchia per sfociare in Europa, invece di proseguire dritta, attraverso la Russia, come suggerirebbe la geografia ma non la storia e la politica.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>