Le informazioni ricavate da prigionieri sottoposti a tortura, in qualunque paese del mondo essi vengano interrogati, non possono essere usate in una Corte di giustizia britannica. Lo hanno stabilito ieri a Londra i Law Lords, la massima autorità giudiziaria del Regno Unito, analoga alla Corte costituzionale italiana, con un verdetto che ha fatto esultare le associazioni per la difesa dei diritti dell’uomo e che mette ulteriormente in difficoltà il programma delle ‟prigioni segrete” dellla Cia come mezzo di lotta contro il terrorismo. La decisione dell’alta corte britannica arriva il giorno dopo il divieto posto esplicitamente dagli Stati Uniti, per bocca del segretario di Stato Condolezza Rice, di interrogare i detenuti in modo ‟inumano”, cedendo alle critiche e alle crescenti pressioni dell’Unione Europea e anche del Congresso americano. ‟La tortura è un male assoluto, che non può essere giustificato in nessuna circostanza e che al contrario dovrebbe venire sempre punito”, ha detto Lord Brown, uno dei sette Law Lords che erano stati chiamati a deliberare sulla questione. ‟Questa decisione strappa ogni vestigia di legalità con cui il governo Blair ha cercato di difendere una politica completamente illegale e indegna”, ha commentato un portavoce di Amnesty International. ‟è un chiaro segnale inviato ai governi di tutto il mondo”, concorda Shami Chakbrabati, direttore di Liberty, un altro gruppo per la difesa dei diritti umani. Il ministro degli Interni, Charles Clarke, ha minimizzato l’impatto della sentenza, affermando che non influirà sulle iniziative della Gran Bretagna per combattere il terrorismo e sottolineando che comunque, come ha detto più volte lo stesso Blair, il Regno Unito non condona né permette in alcun modo la tortura. Il che è vero, ma è anche vero che il governo britannico aveva sostenuto il diritto dei tribunali speciali di considerare tutte le informazioni e tutte le prove esibite nei casi di terrorismo, comunque e dovunque tali prove fossero state raccolte. Non solo, in alcune circostanze la segretissima Special Immigration Appeals Commission, una commissione d’appello sull’immigrazione che è stata usata per espellere alcuni sospetti terroristi, ha utilizzato informazioni di questo tipo. Con il loro verdetto, i Law Lords hanno capovolto una precedente delibera del 2004 della Corte d’Appello britannica, secondo cui questi tribunali ‟segreti”, cioè spesso coperti dal segreto d’ufficio e non completamente aperti al pubblico, potevano considerare prove e testimonianze che ‟non sarebbero state accettabili” in un normale processo in Gran Bretagna. Ciò significava, in concreto, che un detenuto interrogato in un altro paese poteva essere sottoposto a tortura, a condizione che nessun agente inglese fosse coinvolto nell’interrogatorio. Ma da ieri tutto questo è proibito.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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