All’alba mi avvio nella nebbia. Mi hanno telefonato: ‟La polizia ha attaccato di notte il presidio di Venaus. Stiamo bloccando tutta la valle”. In viaggio ascolto Isoradio, tra una notizia e l’altra la voce di Ivano Fossati canta ‟La mia banda suona il rock”. È da tanto che non ho una banda, una parte dalla quale stare. Sto andando dove sta suonando la migliore, donne e uomini della Val di Susa in lotta per la salvezza della loro valle dal mostro programmato di vent’anni di lavori colossali che sconvolgeranno vita, aria, acqua e cielo loro. Tutt’una vallata, 55.000 persone di ogni età, 35 sindaci, eccoli stretti a pugno contro la prepotenza di chi ha deciso così e basta. Si può invadere così una comunità, un territorio contro l’umanità dei suoi no, imporre il proprio sì ministeriale? Si può impiegare la forza pubblica contro la maggioranza e pretendere di avere ragione? Non è Iraq la Val di Susa, da invadere per imporre regole esterne di un progresso altrui. Non è Iraq da sottomettere con la forza alla volontà di un comitato di affari. È gente pacifica, lavoratrice, presa a manganellate notturne da una prepotenza che non ha neanche la decenza di agire alla luce del sole. Nel profondo buio, tra le 3 e le 4, una truppa notturna, come una banda di predoni, ha saccheggiato il pacifico accampamento di protesta piantato a Venaus, a ridosso del cantiere di inizio lavori. Lì si svolgevano incontri pubblici, si vegliava con canti e musiche, c’era una cucina da campo, un tendone per riunioni. All’alba era passato il generale Custer, l’accampamento era distrutto. Non è solo una lotta di popolo per la legittima difesa del proprio suolo. È di più di una critica saggia e documentata contro un progresso presunto e presuntuoso che combina danni più consistenti e duraturi di qualunque vantaggio. Non sono sudditi di un feudatario medioevale, sono cittadini italiani e abitanti della Val di Susa. Sono un esempio di passione civile e di democrazia. Fossero aperte le scommesse punterei su di loro, mi giocherei Val di Susa vincente, Ministro nemmeno piazzato, spiazzato. La mia banda suona il rock, grazie Fossati per la colonna sonora.
Erri De Luca

Erri De Luca

Erri De Luca è nato a Napoli nel 1950. Ha pubblicato con Feltrinelli: Non ora, non qui (1989), Una nuvola come tappeto (1991), Aceto, arcobaleno (1992), In alto a sinistra (1994), Alzaia (1997, 2004), Tu, mio (1998), Tre cavalli (1999), Montedidio (2001), Il contrario di uno (2003), Mestieri all’aria aperta. Pastori e pescatori nell’Antico e nel Nuovo Testamento (con Gennaro Matino; 2004), Solo andata. Righe che vanno troppo spesso a capo (2005), In nome della madre (2006), Almeno 5 (con Gennaro Matino; 2008), Il giorno prima della felicità (2009), Il peso della farfalla (2009), E disse (2011), I pesci non chiudono gli occhi (2011), Il torto del soldato (2012), La doppia vita dei numeri (2012), Ti sembra il Caso? (con Paolo Sassone-Corsi; 2013), Storia di Irene (2013), La musica provata (2014; il libro nella collana "I Narratori", nella collana "Varia" il dvd del film), La parola contraria (2015), Il più e il meno (2015), il cd La musica insieme (2015; con Stefano Di Battista e Nicky Nicolai), Sulla traccia di Nives (2015), La faccia delle nuvole (2016), La Natura Esposta (2016), Morso di luna nuova. Racconto per voci in tre stanze (2017), Diavoli custodi (2017; con Alessandro Mendini), Pianoterra (2018), Il giro dell'oca (2018), Anni di rame (2019), Impossibile (2019); per la collana “Feltrinelli Comics” L’ora X. Una storia di Lotta Continua (2019; con Paolo Castaldi e Cosimo Damiano Damato) e, nella serie digitale Zoom, Aiuto (2011), Il turno di notte lo fanno le stelle (2012) e Il pannello (2012). Per i "Classici" dell'Universale Economica ha tradotto l’Esodo, Giona, il Kohèlet, il Libro di Rut, la Vita di Sansone, la Vita di Noè ed Ester; ha curato L'ospite di pietra. L'invito a morte di don Giovanni. Piccola tragedia in versi, di Aleksandr Puškin e Canto del popolo yiddish messo a morte, di Itzhak Katzenelson (2019). Sempre per Feltrinelli ha tradotto e curato L'ultimo capitolo inedito de La famiglia Mushkat. La stazione di Bakhmatch di Isaac B. Singer e Israel J. Singer (2013).

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