A volte ritornano. Mezzo secolo fa la Samuel Hill, una banca d’affari londinese, aprì un minuscolo avamposto agli antipodi: una filiale in Australia, a Sydney, con appena tre impiegati. Ieri il successore di quella modesta sede, diventata col tempo una banca australiana indipendente, la Macquarie, gigante con settemila dipendenti sparsi in ventitre paesi del globo, ha lanciato un’offerta d’acquisto ostile nei confronti del London Stock Exchange (Lse), venerabile Borsa della capitale britannica e uno dei centri finanziari più importanti del pianeta. L’attacco non ha avuto buon esito, almeno per il momento. La Macquarie ha valutato la Borsa di Londra 580 pence ad azione, per un totale di un miliardo e mezzo di sterline, pari a 2 miliardi e 200 milioni di euro. Il Lse ha risposto definendo l’offerta ‟derisoria” e ‟totalmente inadeguata”: il prezzo stabilito, afferma un comunicato del consiglio d’amministrazione, ‟sottovaluta i fondamentali, disgrega la qualità e la solidità della nostra società, con ripercussioni sulle previsioni di crescita a lungo termine”. Ma la mossa della banca australiana, fatta alla testa di un consorzio, potrebbe non essere conclusiva e ha comunque avuto l’effetto di riaccendere la partita per il possesso della London Stock Exchange. Nell’ultimo anno, come è noto, la Borsa londinese ha attirato l’interesse della Borsa di Francoforte, di Euronext (operatore delle Borse di Parigi, Amsterdam, Bruxelles e Lisbona) e della Omx, la Borsa di Stoccolma: è verosimile che ora qualcuno di questi investitori torni alla carica. Non solo: secondo gli analisti anche il New York Stock Exchange potrebbe essere coinvolto nella battaglia, cercando di creare una formidabile unione tra Wall Street e la City. ‟Non è escluso che il cavaliere bianco dell’intera sfida”, come si dice in gergo per indicare il gruppo che aspetta fino all’ultimo per strappare la preda, ‟sia proprio New York”, confida alla Reuters un anonimo broker. Il Lse è considerato un oggetto del desiderio perché tutte le Borse sono sotto pressione per ridurre i costi operativi e tagliare le tariffe: e la soluzione apparente è l’emergere di un singolo iper-mercato finanziario in Europa. Al momento, secondo vari osservatori, Euronext sembra il candidato più probabile a fare una nuova contro-offerta per Londra; ma neppure la Macquarie Bank, nonostante la sdegnosa reazione londinese, va considerata del tutto fuori dal gioco. Nel presentare la sua offerta di acquisizione, la banca australiana ha reso noto che lascerebbe a Londra il quartier generale del Lse, non aumenterebbe i prezzi per le case di brokeraggio e le manterrebbe un consiglio d’amministrazione indipendente. Come che sia, ieri la City era a subbuglio per un’Opa che a qualcuno ricorda lo spot pubblicitario della acerrima sfida di cricket di qualche mese fa tra Australia e Inghilterra, in cui un ex-galeotto, sbarcato a Londra, annunciava minacciosamente ai suoi ex-giudici inglesi: ‟I’m back”, sono tornato. A cricket hanno vinto gli inglesi. Nella partita per la Borsa di Londra, si vedrà.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>