Ariel Sharon ricoverato d’urgenza all’ospedale Hadassah di Gerusalemme. In un primo tempo sembra grave. Le televisioni israeliane parlano inizialmente di ‟infarto”, poi di ‟ictus”. ‟Il primo ministro ha perso brevemente conoscenza” rilancia la radio militare. Così, ieri sera alle otto, proprio in concomitanza con i telegiornali principali, il pubblico israeliano, in una giornata altrimenti dedicata alle elezioni interne delle prossime ore nel Likud e alla crescita del fronte islamico in campo palestinese, ha vissuto in diretta il dramma che pone in forse l’intera rivoluzione politica degli ultimi mesi. La cronaca è segnata dalle immagini delle forze speciali che circondano l’ospedale, pattugliano le sale del pronto soccorso e poi della stanza dove è condotto il premier. La fine di un’èra, l’eclissi del suo nuovo partito, il Kadima (Avanti), che aveva creato solo tre settimane fa? C’è già chi si sente orfano. Il premier è in soprappeso, ha 77 anni, negli ultimi tempi lavora di continuo. Una biografia sempre all’attacco, un’esistenza che non lo ha mai visto risparmiarsi. Non è poi strano pensare che lo stress e le preoccupazioni dei grandi appuntamenti del prossimo futuro possano avere avuto la meglio. Ma prima delle nove di sera medici e portavoce del governo rilasciano dichiarazioni tranquillizzanti. ‟Sharon ha sofferto di un piccolo ictus. Si è sentito male alla conclusione di una giornata intensa. In mattinata c’era stata la consueta riunione settimanale del Governo. Poi una interminabile catena di incontri. L’ultimo, pochi minuti prima di sentirsi male, era stato con Shimon Peres, il vecchio leader laburista appena entrato nel Kadima. Ma la velocità con cui è stato trasportato all’ospedale ha evitato il peggio. ‟Non sembra vi siano danni permanenti. Ha perso brevemente conoscenza. Ma ha ripreso a parlare senza problemi. Ha avuto contatti con i famigliari e alcuni ministri, anche se è ancora ovviamente un poco confuso. Muove normalmente ogni parte del corpo. Tra poco verrà esaminato più accuratamente” osservano i medici. Prova lo stesso Sharon a tranquillizzare l’opinione pubblica. ‟Sto bene - dice al quotidiano Ha’aretz -. Ho solo bisogno di qualche giorno di riposo”. Sharon resterà ricoverato almeno sino a questa mattina, forse per qualche giorno. Le analisi hanno rilevato un coagulo di sangue nella zona del cervello e ora si sta cercando di scioglierlo. Poi ancora un chiarimento. ‟Il premier è stato colpito da una lieve trombosi. Le sue condizioni sono migliorate durante gli esami e non è stato necessario alcun intervento evasivo. Era sempre pienamente cosciente. Stimiamo che sarà dimesso al più presto” ha dichiarato nella notte il vicedirettore dell’ospedale Hadassah, Yuval Weiss. Apparentemente la situazione medica è dunque sotto controllo. ‟Sharon è sano come un cavallo. Certo, ogni tanto appare affaticato. E chi non lo sarebbe lavorando su questioni vitali per il Paese e la regione dalle 12 alle 16 ore al giorno? Però lui non dimostra per nulla la sua età” osservava, ieri mattina, uno dei suoi portavoce più vicini, Raanan Gissin. Parole confortate dai miti del passato. Intere generazioni di israeliani sono cresciute con le immagini del vecchio comandante, forte e imbattibile. E Sharon è riuscito a trasformare i suoi oltre 130 chili di stazza in un elemento di forza. La sua andatura da bulldozer non fa pensare al soprappeso dell’anziano, piuttosto alla determinazione dell’uomo maturo. Ora tutto questo è messo gravemente in dubbio, forse pregiudicato per sempre.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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