Si è aperto un nuovo fronte, nella partita a scacchi tra l'Iran e la comunità internazionale in merito al programma nucleare iraniano. Si tratta della Russia: con il beneplacito dell'Unione europea e degli Stati uniti, Mosca ha proposto all'Iran un suo piano e Tehran finora non l'ha esplicitamente respinto - anche se per ora ha solo accettato di prenderlo in considerazione. La proposta di Mosca è una joint venture russo-iraniana per arricchire uranio (su suolo russo). La cosa permetterebbe all'Iran di produrre il combustibile necessario alle sue centrali elettronucleari, ma insieme dovrebbe tranbquillizzare i governi occidentali , convinti che una volta capace di arricchire uranio l'Iran potrà farne anche bombe atomiche.
L'esistenza di una proposta russa era stata confermata la settimana scorsa; venerdì il ministero degli esteri di Mosca aveva confermato che il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale Igor Ivanov aveva avuto una conversazione telefonica in merito con il suo omologo iraniano, Ali Larijani, responsabile del negoziato nucleare. Ma domenica proprio Larijani ha descritto la proposta russa come «una semplice idea», che comporta «gravi problemi» e ha bisogno di «chiarimenti». La stampa iraniana più legata al regime ha sparato a zero: «Il piano russo non è negoziabile», titolava Keyhan, quotidiano considerato la voce della Guida suprema, mentre Jomhouri-e Eslami («Rivoluzione islamica») commentava che «l'arricchimento congiunto al di fuori dei confini iraniani significa privare l'Iran di una tecnologia nucleare indipendente e del controllo sul ciclo del combustibile». E' la stessa obiezione espressa ieri dal portavoce del governo iraniano, Gholam Hossein Elham («Vogliamo procedere all'arricchimento in Iran»): ha ribadito però che l'Iran sta «studiando» la proposta.
Sta di fatto che ora ben due fronti di possibile negoziato sono aperti: su quello russo è stato annunciato un incontro tra inviati di Ivanov e Larijani. Intorno al 18 gennaio intanto dovrebbe riprendere il dialogo tra l'Iran e gli europei (Francia, Germania e Gran Bretagna), dopo l'incontro del 21 dicembre a Vienna che ha segnato almeno la ripresa di contatto.
La ripresa di contatti si accompagna però a un aumento di «rivelazioni» su possibili attacchi militari all'Iran. Questa volta le fonti sono tedesche: prima l'agenzia Ddp, poi il quotidiano berlinese Tagesspiegel, infine il settimanale Der Spiegel: citano fonti dei servizi tedeschi o della Nato per dire che Washington sta preparando i suoi alleati, in Europa e Medio oriente, all'eventualità di un attacco contro le installazioni nucleari dell'Iran - forse già nei prossimi mesi.
Rivelazioni simili vanno prese con cautela, spesso sono volute per far salire la tensione, in ogni caso non hanno conferme. Sono insistenti, però. L'autore dell'articolo pubblicato il 23 dicembre dalla Ddp, noto in passato come gola profonda dei servizi segreti tedeschi, sostiene che la recente visita del direttore della Cia Porter Goss a Ankara serviva proprio a ottenere il sostegno turco a un attacco all'Iran (in cambio, Ankara potrebbe bombardare i campi del Pkk kurdo in Iran). Arabia Saudita, Giordania, Oman e Pakistan sarebbero stati informati di simili piani, e secondo il Tagespiegel sarebbero stati consultati anche gli alleati europei. E' certo che ad Ankara sono passati nel giro di pochi giorni il capo della Cia, quello del Fbi e il segretario generale della Nato, oltre alla segretaria di stato Usa. E il presidente Bush non ha mai tolto l'opzione militare dal tavolo, anche se ora appoggia i tentativi di negoziato con l'Iran.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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