Recentemente inserita nella World Heritage List, Siracusa si prepara, oggi, a ricevere la visita del presidente della Repubblica. La città sta vivendo un momento magico. Nell’ultimo decennio, dopo anni di abbandono, l’isola di Ortigia, il luogo incantato ove muovendo da Megara e da Corinto sbarcarono i primi coloni greci, ha riacquistato il suo antico splendore, attraendo un turismo sempre più cosmopolita, affascinato dalla incredibile, armoniosa compenetrazione, nelle strade e nelle piazze della città, delle tracce del suo passato greco, romano, medievale e barocco. E oggi, proprio in concomitanza con la visita presidenziale, giunge notizia di straordinari ritrovamenti archeologici, relativi al monumento forse più celebre della città, quel teatro greco ove ogni anno migliaia di spettatori accorrono per assistere alle rappresentazioni classiche messe in scena dall’Istituto nazionale del dramma antico: quest’anno, dal 10 maggio al 25 giugno, a giorni alterni, le Troiane ed Ecuba di Euripide. Scavato nella roccia nel V secolo a.C., il teatro di Siracusa, di cui si conosce eccezionalmente il nome dell’architetto, Damokopos, era il più antico e fin dall’antichità il più prestigioso della Sicilia. La città, allora, era la più potente delle poleis greche in territorio italico. Dopo avere sconfitto i Cartaginesi a Imera, nel 480, nel 474 i Siracusani avevano sconfitto gli etruschi nella battaglia navale di Cuma ed esteso la loro supremazia fuori dell’isola. Ricca e potente, Siracusa divenne un grande centro di notevole importanza culturale, nel quale, alla corte di Ierone I (morto attorno al 466) vennero accolti intellettuali come Simonide, Bacchilide, Pindaro ed Eschilo, che nel 476 a.C. vi rappresentò Le Etnee, composta per celebrare la rifondazione della città di Catania con il nuovo nome di Etna da parte di Ierone I. Fu poi la volta dei Persiani e, forse, delle prime rappresentazioni delle Supplici e del Prometeo incatenato. Ebbene, oggi sappiamo che questo teatro non fu il primo teatro siracusano: già nel VI secolo a.C. nella città esisteva un edificio teatrale. Una scoperta straordinaria, a comprendere la cui importanza ci aiuta colui alla cui competenza e passione essa è dovuta, vale a dire Giuseppe Voza, sino allo scorso anno soprintendente ai beni culturali e ambientali della Provincia di Siracusa. Con grande generosità, Voza ci racconta la storia delle sua ricerca: una storia ventennale, densa di ostacoli e di colpi di scena, che ha inizio negli anni 80 quando, durante i lavori per migliorare l’accesso all’Orecchio di Dionigi, emersero un centinaio circa di blocchi architettonici, parte di due edifici templari, precipitati in loco durante uno dei numerosi terremoti susseguitisi nei secoli, ma costruiti originariamente sul bordo della terrazza che domina il sovrastante teatro. Individuare il punto esatto in cui si trovavano in origine le fondazioni dei due templi non fu semplice. Sino agli anni 90 un muro di terrazzamento sosteneva un belvedere collegato a una strada panoramica costruita negli anni 50. Ma, quando gli ostacoli furono rimossi, proprio sotto il belvedere vennero identificate le fondazioni di un tempio greco del VI secolo a.C. e le strutture di un enorme portico a U, che abbracciava la sommità di tutta l’area sovrastante al teatro e che all’estremità sud del braccio orientale delle fondazioni era dotato dei due edifici templari le cui strutture erano precipitate davanti all’Orecchio di Dionigi. Ad accrescere l’interesse della scoperta stava il fatto che il tempio non aveva l’abituale orientamento Est-ovest dei templi greci. Il suo orientamento era Nord-sud e il suo asse coincideva perfettamente con l’asse su cui era impostato l’organismo complessivo del teatro greco, col quale risultava inequivocabilmente in rapporto. Quale era stato, nei secoli, il rapporto del tempio con il teatro sottostante? Intorno allo scadere del VI sec. a.C. - racconta Voza - si accedeva al tempio attraverso una scala. Successivamente, le strutture del tempio furono smantellate e due tombe monumentali furono installate nel banco roccioso nell’area più interna di quella che era stata la cella del tempio. Ma già in età antica quelle tombe furono violate. Per quale ragione, da chi? Sia pur molto cautamente, è stata avanzata un’ipotesi: forse, si trattava dei sepolcri di Gelone e sua moglie Demarete, secondo le fonti distrutte da Imilcone, nel 397 a.C. Infine, sulle tombe, presumibilmente nel corso del V secolo a.C, venne elevato un mausoleo. Conclude Giuseppe Voza: si tratta di un evidente progetto di monumentalizzazione del teatro, con ogni probabilità frutto di un disegno di Dionisio I, che come è noto ingrandì Siracusa, abbellendola di ginnasii, templi e altri edifici pubblici. Infine, dopo essere rimasto inalterato per tutto il IV secolo, il teatro subì un’altra vistosa trasformazione all’età di Ierone II. Era, quello, il momento in cui l’urbanistica e l’architettura in Sicilia subivano l’influenza dei grandi centri di Asia Minore e d’Egitto, in particolare di Alessandria, con la quale la Siracusa di Ierone II ebbe stretti rapporti. In quel periodo, le grandi megalopoli del Mediterraneo realizzavano palestre, terme, portici di cui si arricchivano i santuari e i teatri; per la prima volta, si sviluppava e si affermava l’idea del servizio pubblico connessa con il concetto di Stato. Siracusa si adeguò: la parte alta della cavea del teatro venne ridotta e venne creato un portico a L, concepito come struttura di accoglienza degli spettatori; la terrazza sovrastante il teatro venne trasformata in un’enorme piazza abbracciata da un monumentale portico a U, all’estremità del cui braccio orientale stavano i corpi dei due edifici templari, i cui resti sono poi crollati dinanzi all’Orecchio di Dionigi. In questo contesto, il Teatro Greco di Siracusa viene così a costituire la prova più efficace dell’importanza del ruolo della Sicilia, e in particolare di Siracusa, nel fenomeno di trasmissione dei principi dell’architettura ellenistica al mondo romano.
Eva Cantarella

Eva Cantarella

Eva Cantarella ha insegnato Diritto romano e Diritto greco all’Università di Milano ed è global visiting professor alla New York University Law School. Tra le sue opere ricordiamo: Norma e sanzione in Omero. Contributo alla protostoria del diritto greco (Milano, 1979), Secondo natura. La bisessualità nel mondo antico (Milano, 1987; 2006; In Ue Feltrinelli, con nuova prefazione dell'autrice, 2016), Il ritorno della vendetta. Pena di morte: giustizia o assassinio? (Milano, 2007), I comandamenti. Non commettere adulterio (con Paolo Ricca; Bologna, 2010), “Sopporta, cuore...”. La scelta di Ulisse (Roma-Bari, 2010). Per Feltrinelli ha pubblicato Passato prossimo. Donne romane da Tacita a Sulpicia (1996), Itaca. Eroi, donne, potere tra vendetta e diritto (2002, premi Bagutta e Forte Village), L’amore è un dio. Il sesso e la polis (2007, premio Città di Padova per la saggistica; “Audiolibri-Emons Feltrinelli”, 2011), Dammi mille baci. Veri uomini e vere donne nell’antica Roma (2009), L’ambiguo malanno. Condizione e immagine della donna nell’antichità greca e romana (2010), l’edizione rivista de I supplizi capitali (2011), Pompei è viva (con Luciana Jacobelli; 2013), Perfino Catone scriveva ricette. I greci, i romani e noi (2014), Non sei più mio padre. Il conflitto tra genitori e figli nel mondo antico (2015), L'importante è vincere. Da Olimpia a Rio de Janeiro (con Ettore Miraglia; 2016), Come uccidere il padre. I problemi della famiglia dai romani a noi (2017), l’edizione rivista de I supplizi capitali (2018), Gli inganni di Pandora. L'origine delle discriminazioni di genere nella Grecia antica (2019) e ha tradotto Le canzoni di Bilitis (2010) di Pierre Louÿs. Nella collana digitale Zoom è uscito L’aspide di Cleopatra (2012). Per Gli amori degli altri. Tra cielo e terra, da Zeus a Cesare (La Nave di Teseo, 2018) e per la sua opera in generale, ha ricevuto recentemente il premio Hemingway e il premio Pescasseroli.

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>