Per lungo tempo in Occidente, dall’epoca greco-romana al XVII secolo, la città è stata, in opposizione alla campagna, il luogo della luce e del colore. Il suo carattere policromo, che faceva da contrasto con il carattere monocromo del paesaggio rurale, si attenuò nel Settecento fino a spegnersi nell’Ottocento, quando la civiltà industriale conferì alle nostre città quel carattere grigio e spento che né i manifesti, né le luci al neon, né le segnalazioni delle case e delle strade sono riusciti a ravvivare, per cui se il colore è vita, emozione, bellezza e, come diceva Matisse, ‟forza”, la sua sparizione è ‟la morte incolore” di cui parlava Pasolini che decolora ‟la stinta metropoli”. Nelle nostre città sul colore predomina la forma. E se il colore è il linguaggio degli affetti, come le ricerche di neuropsicologia hanno ampiamente dimostrato, la sua assenza nella città moderna è indubbio segno di un impoverimento emozionale del tessuto urbano, a vantaggio di una razionalità che si esprime in geometrie angolari e verticali che segnalano la prevalenza dei valori intellettivi rispetto a quelli affettivi. E pur non volendo aderire a una troppo facile attribuzione di valori rigidamente in opposizione fra loro, quali: razionalità e sentimento, forma e colore, è indubbio che le nostre città sono grigie non soltanto per i materiali con cui sono costruite (asfalto, metalli, cemento), ma soprattutto per quel grigio percettivo, psicologico e mentale che tutto sbiadisce, sotto la polvere grassa e nerastra che tende a ricoprire anche l’azzurro del cielo, aggiungendo all’iride l’ottavo colore: ‟Il grigio fumo di Londra”. Nebbioso e livido, il grigio è l’indizio di un ambiente artificiale, il colore dell’homo-faber tecnologizzato, robotizzato, in contrapposizione al vivace laboratorio cromatico della natura, che nelle nostre città è diventata una enclave di macchie verdi, indifferente nostalgia di un rapporto organico con l’ambiente naturale che l’uomo della città oggi non ha più. Nella ‟stinta metropoli” ingrigita, i colori compaiono solo come segnali-shock nei cartelli pubblicitari, nei segnali stradali dei divieti o dei sensi obbligati, nei semafori, dove il simbolismo cromatico assume un aspetto quasi caricaturale, per cui il rosso, perduta tutta la sua passionale polisemia che rimanda all’amore, al fuoco, al sangue, viene mortificato nella foresta dei divieti della città in un banale e mortificante imperativo di stop, mentre il blu, che è il colore dello spirito e di quelle immensità trascendenti che sono il cielo e il mare, viene svilito e costretto in quel superegoico messaggio che segnala il ‟senso obbligato”. Ma il grigio della città minaccia di diventare anche un grigio della memoria e quindi una perdita dei valori del tempo, che il naturale invecchiamento delle cose e dei materiali non mancano di segnalare. L’uso del metallo lucente e della plastica nonché il ricorso sempre più frequente ai materiali anticorrosivi delle leghe (la nichelatura, la bronzatura, l’acciaio inossidabile, l’alluminio anodizzato) tendono a ricoprire con una pelle meccanica il destino degli oggetti, nel vano tentativo di allungare artificialmente la vita nel segno dell’incorruttibilità, quasi un rifiuto all’invecchiamento e alla morte, che invece nelle nostre città trionfa nel segno del consumismo che, esasperato dalla moda, porta a una fine anticipata tutte le cose e tutti gli eventi. Ma forse siamo alla vigilia di un’inversione di tendenza. Si ha infatti l’impressione che nelle nostre città e nelle nostre case stia finendo l’epoca minimalista e stia tornando il colore, quindi forse anche l’emozione e il sentimento. Non i colori artificiali che danno luce alle notti delle nostre città in un eccesso di sollecitazione visiva, quasi una sorta di fagocitante cannibalismo cromatico, ma i colori naturali nelle facciate delle nuove costruzioni, siano esse case o capannoni, nelle pareti delle nostre case, negli oggetti che animano le nostre abitazioni, dove si ricorre al colore per esprimere valori di intimità ritrovata, amicizia, ospitalità, ma anche forza, potenza, eccitante aggressività. Quasi un contrappunto alle nostre emozioni e al nostro stile di vita che, per individuarsi ed esprimersi, ha un assoluto bisogno di uscire dalla ‟grigia indifferenza” delle nostre città. Indizio, oltre che di un’omologazione generalizzata, anche di una latente depressione e di una sfiducia che toglie futuro a ogni slancio e ripresa di vita che il colore sollecita e a un tempo riflette. I colori del futuro, infatti sono sempre accesi e carichi di promesse e rifiutano la sindrome grigia della ‟quadratura dei conti” che sembra sia diventata la ragione nascosta e anche un po’ asfittica della nostra vita.
Umberto Galimberti

Umberto Galimberti

Umberto Galimberti, nato a Monza nel 1942, è stato dal 1976 professore incaricato di Antropologia Culturale e dal 1983 professore associato di Filosofia della Storia. Dal 1999 è professore ordinario all’università Ca' Foscari di Venezia, titolare della cattedra di Filosofia della Storia. Dal 1985 è membro ordinario dell’international Associ ation for Analytical Psychology.

Dopo aver compiuto studi di filosofia, di antropologia culturale e di psicologia, ha tradotto e curato Jaspers, di cui è stato allievo durante i suoi soggiorni in Germania:
Sulla verità (raccolta antologica), La Scuola, Brescia, 1970.
La fede filosofica, Marietti, Casale Monferrato, 1973.
Filosofia, Mursia, Milano, 1972-1978, e Utet, Torino, 1978.

Di Heidegger ha tradotto e curato:
Sullessenza della verità, La Scuola, Brescia, 1973.

Opere

1975 - Heidegger, Jaspers e il tramonto dellOccidente, Marietti, Casale Monferrato, (Ristampa, Il Saggiatore, Milano, 1994).
1977 - Linguaggio e civiltà, Mursia, Milano, (2° edizione ampliata 1984).
1979 - Psichiatria e Fenomenologia, Feltrinelli, Milano.
1983 - Il corpo, Feltrinelli, Milano, 1983 (Premio internazionale S. Valentino d’oro, Terni, 1983).
1984 - La terra senza il male. Jung dall’inconscio al simbolo, Feltrinelli, Milano (premio Fregene, 1984)
1977 - Linguaggio e civiltà, Mursia, Milano, (2° edizione ampliata 1984).
1985 - Antropologia culturale, ne Gli strumenti del sapere contemporaneo, Utet, Torino.
1986 - Invito al pensiero di Heidegger, Mursia, Milano.
1987 - Gli equivoci dell'anima, Feltrinelli, Milano.
1988 - La parodia dell'mmaginario in W. Pasini, C. Crepault, U. Galimberti, L'immaginario sessuale, Cortina, Mila no.
1989 - Il gioco delle opinioni, Feltrinelli, Milano.
1992 - Dizionario di psicologia, Utet, Torino. (Nuova edizione: Enciclopedia di Psicologia, Garzanti, Milano, 1999).
1992 - Idee: il catalogo è questo, Feltrinelli, Milano.
1994 - Parole nomadi, Feltrinelli, Milano.
1996 - Paesaggi dell'anima, Mondadori, Milano. (Nuova edizione: Feltrinelli, Milano, 2017).
1999 - Psiche e techne. Luomo nelletà della tecnica, Feltrinelli, Milano.
2000 - E ora? La dimensione umana e le sfide della scienza (opera dialogica con Edoardo Boncinelli e Giovanni Maria Pace), Einaudi , Torino.
2000 - Orme del sacro, Feltrinelli, Milano (premio Corrado Alvaro 2001).
2001 - La lampada di psiche, Casagrande, Bellinzona.
2003 - I vizi capitali e i nuovi vizi, Feltrinelli, Milano.
2004 - Le cose dell'amore, Feltrinelli, Milano.
2005 - Il tramonto dellOccidente, Feltrinelli, Milano.
2006 - La casa di psiche. Dalla psicoanalisi alla consulenza filosofica, Feltrinelli, Milano.
2007 - Lospite inquietante. Il nichilismo e i giovani, Feltrinelli, Milano.
2008 - Il segreto della domanda. Intorno alle cose umane e divine, Apogeo, Milano.
2009 - I miti del nostro tempo, Feltrinelli, Milano.
2012 - Cristianesimo. La religione dal cielo vuoto, Feltrinelli, Milano.
2018 - La parola ai giovani. Dialogo con la generazione del nichilismo attivo, Feltrinelli, Milano.
2018 - Nuovo dizionario di psicologia, psichiatria, psicoanalisi, neuroscienze, Feltrinelli, Milano

 

 

È in corso di ripubblicazione nell’Universale Economica Feltrinelli l’intera sua opera.

Traduzioni all'estero

Francese: (Il corpo) Les raisons du corps, Grasset Mollat, Paris, 1998
(Le cose dell’amore) Qu'est-ce-que l'amour?, Payot, Paris, 2008;

Tedesco: (Gli equivoci dellanima) Die Seele. Eine Kulturgeschichte der Innerlichk eit, Verlag Turia + Kant, Wien, 2003
(Le cose dellamore) Liebe, Beck, Monaco, 2006;

Greco: (Storia dellanima) Historia tes psyches, Apollon, Thessaloniki, 1989
(Paesaggi dellanima)Topia psyches, Itamos, Athina, 2001
(Gli equivoci dell’anima) Parermeneíes tes psyches, University Studio Press, Athina, 2004;

Spagnolo: (Dizionario di psicologia) Diccionario de psicologia, Siglo Veintiuno Editores, Città ; del Messico 2002
(Le cose dell’amore), Las cosas del amor, Imago mundi, Madrid, 2006;

Portoghese: (Orme del sacro) Rastros do sagrado, Paulus, São Paulo, Brasil, 2003
(I vizi capitali e i nuovi vizi) Os vícios capitais e os novos vícios, Paulus, São Paulo, Brasil, 20 04
(Psiche e techne. Luomo nell'età della tecnica) Psiche e techne. O homen na idade da t&eac ute;cnica, Paulus, São Paulo, Brasil, 2005
(Le cose dellamore), Coisas do amor, Caleidoscopio, Casal de Cambra, 2009;

Giapponese: I vizi capitali e i nuovi vizi, Tokio, 2004;

Sloveno: (Lospite inquietante. Il nichilismo e i giovani), Grozljivi Gost: Nihili zem in mladi, Modrijan, Ljubljana, 2009;

Olandese: (I miti del nostro tempo), Mythen van onze tijd, Ambo, Amsterdam 2011.

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