E' cominciato il gioco delle anticipazioni? Il direttore dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica, Mohamed el Baradei, ha consegnato ieri ai 35 paesi membri del consiglio direttivo dell'Agenzia il suo ultimo rapporto sull'Iran, che sarà discusso il 6 marzo (lunedì prossimo). Subito è filtrato alle agenzie di stampa: dirà, a quanto pare, che «dopo tre anni di intense verifiche dell'Agenzia, le incertezze relative alle dimensioni e alla natura del programma nucleare iraniano non sono ancora chiarite». E che «per chiarire queste incertezze è necessaria la completa trasparenza da parte iraniana... che vada al di là degli obblighi legali delle norme di salvaguardia dell'Aiea». Il rapporto di el Baradei è molto atteso: lo scorso 4 febbraio una precedente riunione («straordinaria») del direttivo Aiea ha deliberato a maggioranza di «riferire» al Consiglio di sicurezza dell'Onu i dubbi aperti sul programma nucleare iraniano; aveva però deciso di attendere i risultati delle ultime ispezioni (proseguite anche in queste settimane) e dei chiarimenti che l'Agenzia aveva chiesto a Tehran. In altri termini, il tono di questo rapporto deciderà se il dossier iraniano passerà in effetti al Consiglio di sicurezza, e in che termini: per ora il massimo organo decisionale dell'Onu non è chiamato a deliberare (ad esempio sanzioni).
Nel suo rapporto, il direttore dell'Aiea conferma che l'Iran ha in effetti ripreso il lavoro all'impianto pilota di Natanz, come annunciato: i tecnici hanno cominciato a sperimentare una «cascata» di 20 centrifughe per l'arricchimento dell'uranio (che vi sarà immesso sotto forma di gas esafluoruro). Ma soprattutto - sempre a credere alle anticipazioni - il rapporto dirà che l'Iran non collabora ancora pienamente alle ispezioni. Qui le agenzie sovrappongono alle anticipazioni del rapporto i commenti di diplomatici o funzionari dell'Aiea: questi dicono che Tehran ha dato solo pochi elementi nuovi, e non conclusivi, su questioni considerate ambigue: come i collegamenti tra civili e militari nelle attività nucleari.
Non ci sono ancora reazioni, a Tehran, alle anticipazioni provenienti da Vienna: finora i negoziatori iraniani si sono detti «fiduciosi» che il rapporto di el Baradei sarà positivo per l'Iran. Il 4 febbraio il capo del Consiglio iraniano di sicurezza nazionale, Ali Larijani, aveva dichiarato che riferire l'Iran al Consiglio di sicurezza sarà «la fine della diplomazia». Ma da allora l'Iran ha corretto il tiro, cambiato la sua strategia: è lo stesso Larijani che in un'intervista al manifesto ha affermato la disponibilità a negoziare a oltranza (23 febbraio).
Domenica intanto è stato annunciato un accordo di principio tra Mosca e Tehran per formare una joint venture per l'arricchimento dell'uranio. Restano da definire dettagli essenziali, però: l'Iran ha ripetuto ieri, attraverso il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale Hossein Entezami, che è disponibile a investire nella joint venture russa se a Tehran sarà riconosciuto il diritto di condurre la sua ricerca e arricchire uranio (su piccola scala, mentre la produzione industriale del combustibile per le centrali nucleari avverrebbe in territorio russo).
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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