Trapelano solo indiscrezioni, dalla riunione dei 35 paesi che compongono il direttivo dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica, a Vienna. E le indiscrezioni dicono, per il momento, che ci sono due «partiti»: quello che sta cercando una nuova formula negoziata per disinnescare il rischio di una crisi internazionale sul programma nucleare iraniano - e quello che invece vuole una sonora condanna dell'Iran da trasmettere al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite. Con ordine. Il mese scorso il direttivo dell'Aiea ha deciso a maggioranza di «informare» il Consiglio di sicurezza dell'Onu sullo stato del programma nucleare iraniano e sui suoi dubbi circa la natura delle attività di Tehran. Ora il medesimo direttivo è riunito per considerare l'ultimissimo rapporto del direttore Mohammed el Baradei sulle ispezioni compiute in Iran: rapporto che non accusa l'Iran di aver violato il Trattato di non proliferazione, ma neppure lo «assolve» dai dubbi su attività non dichiarate.
L'indiscrezione circolata in modo più insistente, fin da lunedì sera, è che la Russia abbia fatto circolare un'ipotesi di compromesso: del tutto informale e solo verbale, la proposta sarebbe di permettere all'Iran di mantenere «limitate attività di ricerca» sull'arricchimento dell'uranio (su piccola scala, ricerca «pilota») se si asterrà dall'arricchimento su scala industriale (nell'impianto di Natanz) per almeno i prossimi 7 o 9 anni; la produzione su grande scala (cioè il combustibile per i reattori elettronucleari che l'Iran sta costruendo, con la cooperazione russa) avverrebbe invece in Russia, in joint venture. L'Iran dovrebbe anche impegnarsi a ratificare il protocollo aggiuntivo dell'Aiea che permette ispezioni a sorpresa (quello che ha già firmato e ha applicato fino allo scorso gennaio, anche senza ratifica) - questo dicono, a condizione di anonimità, diplomatici occidentali all'Aiea, citati dalle diverse agenzie di stampa.
Sembra che a caldeggiare un compromesso simile sia in primo luogo il direttore dell'Agenzia: lunedì el Baradei si è detto convinto che un accordo si potrà fare, e ha più volte sottolineato che l'alternativa - una rottura - rischia di innescare una crisi pericolosa, in cui a Tehran avrebbero il sopravvento le posizioni più radicali (magari coloro che vogliono uscire dal Tnp).
Di sicuro però l'ipotesi russa non è un compromesso che piace all'amministrazione Bush. Anzi: Washington ha opposto un tale sbarramento che Mosca non ha formalizzato affatto la sua proposta: ha addirittura negato che esista. «Non c'è nessuna proposta di compromesso», ha detto il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, ieri in visita a Washington, durante una conferenza stampa congiunta con la segretaria di stato Condoleezza Rice. Riferisce il New York Times che Rice ha addirittura telefonato al direttore dell'Aiea per dire che gli Usa «non possono sostenere» un simile compromesso. Parlando ai giornalisti, Rice ha detto che «i russi non ci hanno informato di nessuna ipotesi» di compromesso con l'Iran. Il sottosegretario di stato Nicholas Burns ha aggiunto, in un'intervista, che gli Stati uniti «non accetteranno mezze misure», respingeranno ogni soluzione che non chieda all'Iran di fermare ogni attività di arricchimento dell'uranio. E' sceso in campo anche il vicepresidente Dick Cheney: perlando al Aipac, la lobby filo-israeliana americana, ha detto che «la comunità è pronta a imporre [all'Iran] significative conseguenze» se non rinuncerà del tutto al suo programma nucleare. Il messaggio è chiarissimo.
Di fronte alla levata di scudi, anche da parte iraniana i commenti sono molto meno concilianti di quello che sembrava la vigilia. L'ambasciatore dell'Iran presso l'Aiea ha detto che il suo paese è disposto a una moratoria di due anni ma non di più, e che per «ricerca» intendono installare tremila centrifughe per l'arricchimento (al momento i test avviati nell'impianto sperimentare di Natanz riguardano una «cascata», o «catena» di 20 centrifughe).
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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