I falchi hanno avuto la meglio: il direttivo dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica ieri ha concluso tre giorni di riunione, a Vienna, senza trovare un compromesso sulla questione dell'Iran - mettendo in mostra, invece, una profonda divisione tra Russia e Stati uniti su come procedere. In sottofondo, uno scambio di minacce tra Washington e Tehran tale da spingere il direttore dell'Agenzia, Mohammed el Baradei, a chiedere ai dirigenti sia iraniani, sia occidentali di ‟abbassare la retorica”: ‟Ciò di cui abbiamo bisogno in questa fase è mantenere le menti fredde. Il Medio oriente è una regione già estremamente instabile”. L'Aiea chiede all'Iran di tornare a sospendere le sue attività per l'arricchimento e riciclaggio dell'uranio, inclusa la ricerca, fino a quando non avrà chiarito i punti che restano ambigui nelle passate attività nucleari iraniane; gli chiede di ratificare il Protocollo aggiuntivo (che l'Iran aveva applicato, anche senza ratifica del parlamento, fino al gennaio scorso) e di attenersi a tutte le ‟misure di trasparenza” chieste dall'Agenzia, controlli e così via. Questo dice il documento presentato da el Baradei ai 35 paesi membri del direttivo dell'Aiea, che ieri l'hanno trasmesso al Consiglio di sicurezza dell'Onu a New York.
Fin qui però l'esito della riunione di Vienna era scontato: la decisione di ‟informare” il Consiglio di sicurezza sul dossier iraniano era già stata presa un mese fa. Il punto casomai era trovare nuove vie di negoziato per disinnescare la crisi: ed è questo che per il momento non è riuscito.
Lunedì a Vienna un accordo era sembrato possibile su una proposta russa: chiedere a Tehran di rinunciare per almeno 7 o 9 anni ad arricchire uranio su scala industriale, lasciandogli in cambio la ricerca pilota (dopotutto, fa valere l'Iran, arricchire uranio per farne combustibile per le centrali nucleari è un suo diritto di paese membro del Tnp). La proposta, mai arrivata a essere formalizzata, è stata cassata dalla netta opposizione degli Stati uniti.
Ora il punto è come (e con che tempi) agirà il Consiglio di sicurezza. Pare che i 5 membri permanenti (le 5 potenze nucleari ufficiali: Usa, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna) si siano riuniti ieri sera per mettere a punto una dichiarazione da proporre al Consiglio la settimana prossima. Pare che proporranno di chiedere all'Aiea di riferire, entro 30 giorni, se l'Iran abbia collaborato alle ispezioni e sospeso le attività nucleari: ma sono solo indiscrezioni. E non è affatto certo che ci sia un accordo tra i 5 in questo senso.
Certo è invece che la Russia non accetterà soluzioni ‟punitive” verso l'Iran: così ha dichiarato il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, dopo un incontro con il segretario generale dell'Onu Kofi Annan. ‟Non credo che sanzioni abbiano mai raggiunto un obiettivo”, ha detto; ha aggiunto che Mosca è assolutamente contraria a soluzioni militari, e che bisogna invece cercare soluzioni nell'ambito dell'Aiea, che ‟non mettano in pericolo la sua capacità di continuare a lavorare in Iran”. Ha avuto parole dure, Lavrov: ‟Sembra un dejà vu, sapete”, ha detto ai giornalisti che gli chiedevano se ci saranno sanzioni o altro: ‟Ho risposto alle stesse domande riguardo all'Iraq e non credo che dovremmo imbarcarci in qualcosa che poi si auto-avvera”.
La diplomazia non è finita, dopotutto. L'Iran ha dichiarato ieri, per bocca del suo ambasciatore all'Aiea, Aliasghar Soltanieh, che continuerà le sue attività di ricerca (‟sulla base dei nostri diritti”), come previsto; ha anche detto però che ‟teniamo le porte aperte a ulteriori negoziati per risolvere la questione”. (Tehran ha poi negato di voler tagliare le esportazioni di petrolio). El Baradei ha detto che si apre ‟una nuova fase della diplomazia” (ha anche chiesto agli Stati uniti di ‟impegnarsi in un dialogo diretto con l'Iran”, riconoscendo però che ‟questo è molto lontano”).
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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