‟Il mondo è tutto un palcoscenico”, scriveva in ‟Come vi piace” William Shakespeare, ‟e uomini e donne, tutti sono attori”. E ciascuno di noi ‟attori”, potremmo aggiungere oggi, finisce in qualche modo per recitare un suo copione. Che si tratti di andare a teatro o al cinema, di andare in vacanza o visitare un museo, di leggere un libro o di fare acquisti o di guidare un' azienda o di cucinare una leccornia o di trovare una risposta ai piccoli problemi della vita o di qualsiasi altra attività umana, è infatti altamente probabile imbattersi nelle parole o perlomeno nel volto del grande drammaturgo. Specialmente in questo 2006, trecentonovantesimo anniversario della sua morte, e in particolare dal 23 aprile in poi, giorno della sua nascita: poiché sarà un anno di celebrazioni shakesperiane senza fine, lanciate da una retrospettiva senza precedenti delle sue opere, ‟The Complete Work Festival”, che la Royal Shakespeare Company mette in scena appunto a partire dal mese prossimo, a Stratford-upon-Avon, sua città natale. Ma Shakespeare, nell' era della globalizzazione, è diventato molto di più dello scrittore più letto, tradotto, conosciuto e influente del pianeta: ‟è ormai un marchio, il centro di un' industria globale che raggiunge ogni aspetto della cultura, della vita, dell' economia”, sentenzia il settimanale Time, dedicandogli la copertina dell' ultimo numero perché ‟il Bardo non è mai stato così hot”, ovvero così alla moda, trendy, ‟caldo”. Si potrebbe obiettare che non sembrava essersi mai del tutto raffreddato, ma non c' è dubbio che il fenomeno assume proporzioni sempre più universali. Cominciamo, appropriatamente, dal teatro: la Royal Company conta di vendere settecentomila biglietti con la retrospettiva delle trentotto opere shakesperiane a Stratford, ma molti di più saranno gli spettatori che quest' anno vedranno Shakespeare nei teatri di mezzo mondo, compreso il Globe sulle rive del Tamigi, copia fedele del teatro in cui l' attore e commediografo mosse i primi passi, e le varie copie della copia, compreso il Globe che ha aperto a Villa Borghese a Roma nel 2003. Proseguiamo col cinema: agli oltre seicento film tratti dalle opere del Bardo, da ‟EnricoV” con Laurence Olivier a ‟Giulio Cesare” con Marlon Brando, da ‟Giulietta e Romeo” di Zeffirelli al pluripremio Oscar ‟Shakespeare in love”, questa estate se ne aggiunge un altro, ‟Come vi piace”, diretto e interpretato da Kenneth Branagh, che trasferisce la storia nel Giappone del diciannovesimo secolo. Passiamo in libreria: ogni anno, soltanto in Gran Bretagna, vengono pubblicati 150 libri di o su Shakespeare, incluse nuove edizioni delle sue opere, saggi critici, manuali fai-da-te (‟What Shakespeare would do”, come se la caverebbe William Shakespeare davanti ai problemi della vita), ricettari con le sue preferenze culinarie (‟Shakespeare in the kitchen”). Poi l' arte: dopo anni di ricerche, la National Gallery di Londra ha appena aperto la mostra sui suoi più famosi ritratti, promettendo di rivelare finalmente il suo vero volto. Il turismo: che come meta non ha solo la sua città natale, ma pure i luoghi dei suoi drammi, dal castello di Elsinore in Danimarca al balcone di ‟Giulietta” a Verona e via dicendo. I corsi per manager: in cui si insegna come diventare dirigente d' azienda con la filosofia di Shakespeare (un' idea di Olivier Olivier, figlio del grande attore shakesperiano Laurence). Per tacere di tutto il resto: dalle mutande alle magliette, basta mettere l' effige del Bardo su un prodotto per avere successo. ‟Il destino di ogni libro dipende dal vostro portafoglio, per cui comprate”, scrivevano nel 1623 nell' introduzione al ‟First Folio”, prima collezione delle sue opere, due allora sconosciuti editori inglesi. Col senno di poi, si può dire che l' esortazione è stata seguita; e concludere che per la ‟Shakespeare Inc.”, come l' ha ribattezzata Time, le cose non sono molto cambiate dai tempi del ‟Primo Folio”: vendere o non vendere, questo è il problema.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>