Può darsi che i bambini bolliti facciano anche parte di quella specie di museo degli orrori che è la storia dell’umanità. Ma di certo esistono, eccome se esistono, dentro l’immaginario primordiale di ciascuno di noi. Quei pentoloni fumanti da cui spunta un braccino riverso nei disegni dei libri per l’infanzia; la gabbia in cui è rinchiuso Hansel e la strega ingannata da Gretel che invano tenta d’ingrassarlo prima di cuocerlo al forno; l’orco affamato pronto a rosicchiare Pollicino e i suoi fratelli; le vignette sugli esploratori a bagnomaria preda dei cannibali… Ma come non averci pensato prima? Perché scomodare la Farnesina e il ministero degli esteri cinese, il comunismo e la Casa delle libertà?
Ce lo siamo forse dimenticati quel che Silvio Berlusconi raccomanda sempre agli attivisti del suo movimento? Parlate facile, ripetete due o tre volte i concetti, considerate di avere di fronte a voi delle persone semplici come bambini della seconda media. Novello inventore di fiabe per adulti, il premier voleva appunto stregare la platea, domenica scorsa a Napoli. Così gli è venuto naturale riprodurre, attualizzato, l’incantesimo spaventevole dei fratelli Grimm, di Hans Christian Andersen, di Charles Perrault: "Nella Cina di Mao i comunisti non mangiavano i bambini, ma li bollivano per concimare i campi. E ancora oggi nell’opposizione ci sono tre partiti che orgogliosamente si dichiarano comunisti".
Ho tra le mani un delizioso libretto del mio figlio ultimogenito: "C’era una volta una strega terribile che passava il suo tempo a mangiare i bambini. Li faceva bollire in un enorme pentolone con dentro un po’ di timo, due foglie d’alloro, qualche cipollina…Una volta all’anno veniva davanti a scuola con il suo cesto della spesa e se ne portava via quattro, cinque, dodici o ventitré, a seconda della stagione… Io cucino solo prodotti freschi – era solita dire – e senza additivi chimici" (Bichonnier-Pief Storie per ridere). Tra le illustrazioni, oltre al classico pentolone, vediamo in casa della strega pure un moderno frigorifero dove la megera ha stipato ignude le sue giovani prede. Le favole devono aggiornarsi per ripetere in noi sempre le medesime emozioni.
Ecco, con i suoi bambini bolliti dai comunisti cinesi, il premier ha voluto che tornassimo un poco bambini pure noi. A inorridire e guardarci in faccia spaventati, prima del sorriso liberatorio da lui stesso propiziato.
Perché non ci sono solo orchi cattivi come i comunisti, a questo mondo. Ci sono anche i caimani buoni: "Sono io il caimano, e li mangerò tutti!", scherzava Berlusconi rassicurando il popolo di quello stesso comizio napoletano.
Il caimano buono che mangia i comunisti cattivi. E felice del chiasso suscitato continua ad accusarli, questi comunisti, di fronte alle telecamere di ‟Ballarò”: "Mica li ho bolliti io, i ragazzini". Cosa potremmo chiedere di più a una campagna elettorale? E mentre il ceto politico italiano sogghigna trasversalmente, fingendosi più o meno scandalizzato dagli imprevedibili guai diplomatici provocati dal premier fanciullo, tocca semmai a Tremonti elevare agli adulti il riferimento pulp: "I cinesi ci stanno mangiando vivi".
È importante il dettaglio macabro della bollitura, con o senza spargimento dei poveri resti sui campi cinesi da fertilizzare. In effetti nelle fiabe il pentolone dell’acqua bollente si alternava spesso con un altrettanto terribile forno. Ma negli ultimi sessant’anni è più difficile trovare qualcuno che racconti volentieri favole in cui i bambini finiscono nei forni.
Perché è successo davvero, e per giunta qui vicino in Europa, ai tempi in cui anche Berlusconi era un bambino: un milione e mezzo di bambini ebrei uccisi e inceneriti nei forni. Per esempio ad Auschwitz, dove il premier aveva promesso solennemente di accompagnare in pellegrinaggio i suoi figli (ma poi non ne ha trovato il tempo).
Il guaio è proprio questo. Capita di continuo nel conflitto politico che la storia venga adoperata come una favola. Per suggestionarci, per gettare discredito sull’avversario, per rivendicare fedi e radici inautentiche.
E allora mettiamo il caso che di fronte al comizio anticomunista di Napoli sui bambini cinesi bolliti, qualcuno avesse avuto il pessimo gusto di reagire evocando il milione e mezzo di bambini ebrei finiti nei forni. Magari chiamando in causa Silvio Berlusconi o Gianfranco Fini per la loro alleanza con Alessandra Mussolini e l’estrema destra di Forza Nuova e Alternativa sociale.
Dovrebbe essere ovvio che simili strumentalizzazioni offendono innanzitutto le stesse vittime di cui si finge il compianto, brandite oscenamente come clave. Ma purtroppo quel che appare ovvio, non per tutti lo è. Dunque torniamo a chiedercelo: sarebbe questo un modo civile, lecito, di utilizzare la storia in campagna elettorale? Trarremo forse un insegnamento condiviso da simili divulgazioni delle tragedie del passato?
Temo che il premier dispensatore di sogni e di fiabe non desiderasse farci il regalo di un ritorno all’infanzia. Non ci vuole bambini, ci preferisce ignoranti e, all’occorrenza, giù giù sempre peggiori.
Gad Lerner

Gad Lerner

Gad Lerner è nato a Beirut nel 1954 da una famiglia ebraica che ha dovuto lasciare il Libano dopo soli tre anni, trasferendosi a Milano. Come giornalista, ha lavorato nelle principali testate italiane da inviato o con ruoli di direzione. Ha ideato e condotto vari programmi d’informazione televisiva alla Rai, La7 e Laeffe. Ha diretto il Tg1. Le sue ultime trasmissioni d’inchiesta sono “Operai” e Ricchi e poveri. Con Feltrinelli ha pubblicato Operai (1988, 2010) e Tu sei un bastardo. Contro l’abuso delle identità (2005), Scintille (2009) e Concetta. Una storia operaia (2017).

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