L'Iran ha sperimentato ieri un nuovo missile di fabbricazione nazionale: lo ha annunciato Hossein Salami, alto comandante delle Guardie della Rivoluzione, il corpo militare a cui è demandata la difesa delle frontiere. Ha detto che ‟il missile è capace di evadere i radar e i missili anti-missile”, e che è ‟una tecnologia del tutto nuova e non copiata da sistemi di altri paesi”. Salami non nomina il missile né dice che gittata può avere, ma la tv di stato lo ha indicato come Fajr-3. Secondo il sito Usa globalsecurity.org ha gittata di 40 km; secondo altri esperti però si tratta di un bluff (l'Iran possiede già missili con portata di 700 km e lavora al Shahab-3, che secondo esperti occidentali arriverà a 2000 km).
Il test è avvenuto nel primo giorno di esercitazioni navali nel Golfo Persico e nel mare d'Oman, a cui partecipano 17mila uomini; secondo il comando delle Guardie della rivoluzione hanno lo scopo di ‟mostrare la capacità difensiva” iraniana. E questo sembra intonarsi bene al clima di crisi che si addensa sull'Iran.
A Berlino un incontro tra i ministri degli esteri dei 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza più la Germania si è concluso senza risultati: dovevano discutere una strategia comune verso l'Iran, dopo la ‟dichiarazione” del Consiglio di sicurezza che chiede a Tehran di sospendere l'arricchimento dell'uranio entro 30 giorni. Russia e Cina restano contrarie a sanzioni o azioni di forza verso l'Iran.
Per questo però Stati uniti, Francia, Gran Bretagna e Germania hanno messo in moto una strategia per aggirare l'ostacolo. E' delineata in una lettera trapelata al giornale britannico The Times, che l'ha pubblicata mercoledì: scritta da John Sawers, diplomatico del ministero degli esteri britannico incaricato della politica sull'Iran, è indirizzata alle sue controparti di Usa, Francia e Germania e riassume i passi concordati. La strategia è ‟mettere il dossier iraniano sul Capitolo VII” della Carta dell'Onu, che tratta delle minacce alla pace e sicurezza internazionale. ‟Dobbiamo anche rimuovere l'argomento iraniano che la sospensione \ a cui hanno messo termine era "volontaria"‟, ‟rendendo la sospensione una richiesta obbligatoria del Consiglio di sicurezza, in una Risoluzione che potremmo adottare, diciamo, in maggio”. Per convincere russi e cinesi ad appoggiare tale Risoluzione, ‟metteremo insieme un pacchetto che sarà presentato agli iraniani come una nuova proposta”, spiega Sawers; il momento ideale per farlo è ai margini del vertice dei ministri degli esteri del G8, ‟quando la nostra influenza sulla Russia sarà al suo massimo”. In parallelo, ‟vorremo anche legare Russia e Cina a dare l'accordo ad altre misure che il Consiglio di sicurezza prenderà se gli iraniani non risponderanno positivamente. Queste si rifletteranno nel Quarto Passo: per ora non vogliamo essere espliciti, ci saranno ampi negoziati in maggio-giugno”.
Questa è dunque la strategia degli Usa con il trio europeo. Di fatto significa sospendere le regole del Trattato di non proliferazione nucleare (Npt), a cui Tehran aderisce e a cui finora si è attenuta, che riconosce ai suoi firmatari il diritto di arricchire uranio a scopi civili: per l'Iran questo diritto verrebbe sospeso con una Risoluzione del Consiglio di sicurezza, aprendo la strada a quell'inquietante ‟quarto passo”.
L'Iran deve ora calcolare bene i propri gesti. Secondo il direttore dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), Mohamed el Baradei, spetta a Tehran assicurare le condizioni per riprendere i negoziati: serve ‟trasparenza e cooperazione da parte iraniana per ricostruire la necessaria fiducia”, ha detto alla Reuters. El Baradei è contrario a sanzioni e dice ‟inconcepibile” una soluzione militare. ‟Io lavoro sui fatti: eravamo i soli a dire che l'Iraq non aveva armi nucleari e spero che questa volta ci daranno ascolto”, ‟Nessuno ha il diritto di punire l'Iran per l'arricchimento”, dice, e precisa di non aver mai parlato di deviazioni militari da parte iraniana, ma di questioni da chiarire.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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