Oltre il grande malaffare del conflitto di interessi, che fa misteriosamente comparire il candidato fuorilegge Silvio Berlusconi in tutti gli eventi televisivi esistenti in Italia, violando con prepotenza e intimidazione ogni regola, c’è il piccolo malaffare dei complici spontanei, che si offrono e si prostrano con il coraggio estremo di chi vuole a tutti i costi essere bene accetto al potere.
Non so, mentre scrivo, chi sia l’illustre collega che dirige, in nome e per conto di Berlusconi, ma con i soldi del canone di più di metà degli italiani che fanno opposizione, il Giornale Radio 3.
Non ricordo, mentre scrivo, chi è l’intervistatore un po’ più schierato di Bondi che apre ogni mattina, con una finta intervista, il notiziario politico. Ma desidero ricordare ai lettori il modo in cui il Gr 3 ha aperto, a nostre spese, ieri mattina un nuovo giorno della lunga campagna dedicata a Berlusconi e iniziata in quella redazione da cinque anni.
Riassumiamo. Il giorno prima è il giorno dei coglioni. Dunque la raffinata frase dedicata agli elettori italiani dall’amministratore delegato di un Paese privatizzato e omologato alle sue proprietà, era la notizia, clamorosa e inevitabile.
Non per il Giornale Radio 3. Ha aperto con una intervista a Stefania Prestigiacomo, il ministro delle Pari Opportunità già presa a schiaffi dalla sua cavalleresca maggioranza durante una sua indimenticabile giornata delle ‟quote rosa” che si è risolta in una clamorosa assenza dall’aula di quasi tutti i suoi colleghi berlusconiani o leghisti.
La Prestigiacomo ha scelto lo stile di impeccabile sottomissione adottata lo stesso giorno da Gianfranco Fini.
Per evitare di parlare di coglioni, che forse al collega pur festosamente berlusconiano del Gr3 è sembrato troppo per una signora, l’intervistatore del nostro giornale radio ha chiesto alla ex ministro (quasi ex ministro) che cosa pensava della proposta di un vice primo ministro donna.
Come tutti hanno capito, detta da Berlusconi quella proposta non annunciava affatto un favore alle donne. Si trattava di una sonora sberla a Fini. Si tolga dalla testa, in caso di vittoria della Cdl, di essere di nuovo vice primo ministro (visto che l’altro vice primo ministro è l’inventore della finanza creativa di cui la disgraziata Italia di Berlusconi non potrebbe certo fare a meno). Fini aveva subito accolto con un sorriso radioso (se Fini può avere un sorriso radioso) la notizia del suo licenziamento, in base al motto su cui si fonda la democrazia interna del centrodestra: Berlusconi ha sempre ragione. È una frase che altrove fa ridere. Ma, come qualcuno di noi ricorda, in Italia ha già funzionato in passato. E poi Fini è autarchico. L’altra sera, a Ballarò, ha mostrato senza imbarazzo di non conoscere un gruppo di analisti finanziari noti nel mondo.
Quanto alla ex ministro della Repubblica, già umiliata fino al pianto dal suo premier e dal suo schieramento maschilista, ha avuto questo da dire sulle questione donne e politica, e non per orgoglio di donna, ma in omaggio al codice ‟mentire sempre” in vigore nel suo gruppo politico: «Mi ha colpita la freddezza di Prodi. Non ha avuto niente da dire, ha lasciato cadere l’argomento come se non gli interessasse, estraneo e indifferente». Raramente tante bugie in una sola frase, visto che di fronte a un avversario incattivito che cercava di parlare solo di tasse e di colpe degli altri, pur di non spiegare la crescita zero, c’era un bonario e benevolo Romano Prodi che aveva aperto il dibattito dicendo all’avversario: «Forse dovremmo ascoltare i consigli delle nostre mogli», e aveva concluso con la sua ripetuta e argomentata convinzione: «Le donne hanno un senso concreto della vita, delle cose, dei fatti che le rende più brave e più efficaci di noi». E ha ripetuto il suo impegno, l’impegno di uno che, nella vita, finora ha mantenuto le sue promesse nazionali e internazionali. L’impegno, cioè di aumentare costantemente nelle candidature e nel governo il numero e il ruolo delle donne.
L’intervistatore allora è prontamente passato a porre domande a un deputato di Rifondazione comunista, sperando, con questo salto di buona parte dello schieramento dell’Unione di mettere bene in luce il fiele dei ‟comunisti radicali”. Ha ottenuto risposte del tutto in linea con le posizioni dell’intero centrosinistra e allora è andato subito in cerca di qualche economista mite e accomodante disposto a vedere la luce alla fine del tunnel. Poi le notizie sportive, non so se altrettanto taroccate, perché non ho competenza nel settore.
Ma ancora una volta il Gr 3 delle 8,45 del mattino ha ricordato a tutta l’Italia democratica due cose: primo, liberarci subito, col voto, del conflitto di interessi, che rende così tanti, per prudenza succubi o pieghevoli.
Secondo, in caso di vittoria dell’Unione, niente epurazioni. Torneremo a scrivere esattamente una nota come questa quando improvvisamente questi nostri stessi giornalisti mostreranno spontanei e volonterosi impulsi di sinistra. Diremo: adesso la minaccia è finita. Smettete di voler apparire i migliori amici del potere. Tornate liberamente al lavoro. È un lavoro che muore, e prima di morire diventa ridicolo senza la libertà.
Furio Colombo

Furio Colombo

Furio Colombo (19319, giornalista e autore di molti libri sulla vita americana, ha insegnato alla Columbia University, fino alla sua elezione in Parlamento nell’aprile del 1996. Oltre che negli Stati Uniti, ha viaggiato a lungo in Asia e in America Latina. Ha scritto per molti giornali, da ‟Il Mondo” a ‟La Stampa”, a ‟The New York Review of Books” e ha realizzato decine di documentari e servizi giornalistici per la Rai. Ha diretto l’Istituto italiano di cultura di New York dal 1991 al 1994 e inoltre ‟L’Unità” fino all’inizio del 2005. È stato più volte deputato. Tra i suoi numerosi libri: America e libertà. Da Alexis de Tocqueville a George W. Bush (Baldini Castoldi Dalai, 2005), L America di Kennedy (Baldini Castoldi Dalai 2004), Manuale di giornalismo internazionale. Ultime notizie sul giornalismo (Laterza, 1999), insieme a Romano Prodi, Ci sarà unItalia. Dialogo sulle elezioni più importanti per la democrazia italiana (2006), La paga. Il destino del lavoro e altri destini (2009), Marco Alloni dialoga con Furio Colombo. Il diritto di non tacere (2011) e Contro la Lega (2012). Con Feltrinelli ha pubblicato La città profonda. Saggi immaginari su New York (1994).

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