Si moltiplicano in Iran i segnali di dissenso sulla conduzione della politica estera, e in particolare sulla questione nucleare : ma aumentano anche le pressioni sulla stampa non darne notizia. Non più solo voci individuali, per quanto autorevoli (dall'ex capo del Consiglio di sicurezza nazionale Hassan Rowhani, all'ex presidente e capo del Consiglio per il discernimento, Hashemi Rafsanjani): nelle ultime settimane sono arrivate le prime dichiarazioni collettive.
La più significativa è quella di un gruppo di esponenti riformisti, che ha indirizzato una lettera confidenziale alla Guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, massima autorità dello stato: si dicono allarmati dalle conseguenze di ‟misure imprudenti” da parte dei responsabili del paese riguardo la questione nucleare; criticano le uscite del presidente Ahmadi Nejad su Israele e sull'Olocausto; scrivono che questa politica sta spingendo l'Iran in una pericolosa crisi internazionale. La lettera è firmata da quasi tutti i dirigenti del ‟movimento 2 Khordad” (il fronte che aveva sostenuto la presidenza di Mohammad Khatami nel 1997); ne ha dato notizia il 6 aprile Rooz, un notiziario online. Il giornale arabo (pubblicato a Londra) Asharq al-Awsat riferisce di una lettera (la stessa, sembra di capire) firmata da ex deputati e ministri del governo Khatami: chiedono alla Guida suprema di convocare un vertice dei decisori politici ed esperti per discutere la crisi iraniana; gli chiedono anche di rilasciare i prigionieri politici e permettere la libertà di stampa. Il messaggio conclude con un richiamo alla sua responsabilità: ‟L'Iran sta attraversando uno dei momenti più delicati della sua storia”, ‟Come supremo leader del paese... la vita o morte dell'Iran è nelle tue mani”.
In febbraio un altro gruppo di oppositori aveva preso la parola, questa volta con una lettera aperta titolata ‟Un allarme sui pericoli che corre la nostra Rivoluzione”. E' firmata da 5 riformisti che avevano fatto parte del primo governo rivoluzionario dopo la caduta dello Shah (tra gli altri Ebrahim Yazdi, oggi capo del Partito per la libertà); non nominano esplicitamente la questione nucleare ma dicono che ‟la situazione politica, economica, sociale e culturale in Iran è pericolosa”; chiedono alla Guida suprema di ‟accettare la realtà” e abbandonare la via del conflitto.
Simili notizie però circolano solo su internet: gran parte dei giornali in Iran sono sotto il controllo più o meno diretto dello stato e i pochi indipendenti sono sotto grandissima pressione. In febbraio tutta la stampa ha avuto l'esplicito ordine del Consiglio di sicurezza nazionale di evitare le notizie su condanne o minacce di attacchi militari all'Iran, o che suggeriscono un insuccesso nei negoziati sul nucleare (tanto che la dichiarazione approvata dal Consiglio di sicurezza è stata riferita tra le righe, non in termini di un ultimatum). Ora Rooz riferisce che direttori e capiredattori hanno avuto una nuova direttiva, subito dopo il capodanno iraniani (il 21 marzo): evitare di pubblicare analisi o commenti che differiscano dalla politica ufficiale sui possibili negoziati con gli Stati uniti. Tutti i giornali, agenzie e siti di notizie che avevano pubblicato il mese scorso una presa di posizione pubblica sul nucleare del Partito della Partecipazione (Mosharekat, il principale partito riformista) erano stati ammoniti dal Consiglio di Sicurezza nazionale.
La cronaca quotidiana intanto offre altre dichiarazioni su Israele. ‟L'esistenza del regime zionista è una minaccia al mondo islamico”, ha detto ieri il presidente Mahmoud Ahmadi Nejad, inaugurando una conferenza convocata dal parlamento iraniano su ‟Al-Quds \ e i diritti dei palestinesi”. Nulla di sorprendente: anzi, molti osservano che sono parole più moderate di quelle tenute dal presidente iraniano l'ottobre scorso, quando aveva detto che ‟il regime sionista va cancellato dalla mappa” del Medio oriente.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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