‟Basta un poco di zucchero, e la pillola va giù”: ma va giù meglio, a quanto pare, se a somministrarla ai nostri bambini è una seguace di Mary Poppins. La più famosa nanny britannica continua a rimanere d’attualità, non solo perché una versione teatrale del film degli anni Sessanta con Julie Andrews continua a fare il tutto esaurito in un teatro del West End londinese. è la sua professione che, anziché diventare obsoleta, attraversa un boom: in questi giorni il numero delle baby-sitter diplomate che lavorano nel Regno Unito ha toccato quota 111.484, superando per la prima volta le centomila unità, e il numero totale è molto più grande se si contano anche le innumerevoli nannies che offrono i propri servigi privatamente, senza passare per agenzie di collocamento o scuole specializzate. Il motivo del successo di un mestiere che, come il maggiordomo, sembrava appartenere all’Inghilterra vittoriana, è duplice: da un lato le famiglie della classe media in cui lavorano sia il padre che la madre preferiscono affidare i figli a una baby-sitter piuttosto che al nido o all’asilo, specie nei primi anni di vita; dall’altro i salari per le nannies sono cresciuti al punto che oggi lo stipendio medio annuale, completo di contributi, raggiunge le 31mila sterline, circa 43mila euro, dunque è più alto della paga di insegnanti e infermiere. "Una volta era una scelta per mature zitelle d’aspetto severo", commenta il Daily Telegraph, "ora fare la nanny è una carriera ben retribuita per molte giovani donne". Naturalmente c’è baby-sitter e baby-sitter: la mitica nanny inglese, educatrice perfetta, esce da raffinate università come il Norlands Nanny College, dove un corso di due anni costa intorno ai 30mila euro e il cui diploma garantisce un posto ben qualificato, talvolta perfino tra le culle della famiglia reale a Buckingham Palace. Ma il fenomeno che sospinge il boom delle nannies è plebeo: si chiama nanny-sharing, consiste nella condivisione dei servizi di una singola baby-sitter tra due o più famiglie, in genere vicini di casa. La nanny bada a tutti i loro figli contemporaneamente, e loro si suddividono le spese. Ci sono, beninteso, gli incerti del mestiere, come riferiscono puntualmente le cronache dei tabloid. Solo per citare i casi più recenti: l’attore Jude Law ha tradito la fidanzata Sienna Miller con la baby-sitter che badava il figlio di lei (poi ha chiesto scusa a Sienna, che lo ha perdonato, e licenziato la baby); la nanny di David e Victoria Beckham ha raccontato alla stampa popolare, in cambio di un bel po’di soldi, tutti i segreti di casa del calciatore più amato d’Inghilterra, che le ha fatto causa per farla tacere; quella di Tony e Cherie Blair ha minacciato di fare altrettanto, e tutto è finito con un accordo extra-giudiziario. Intanto, al cinema, il mito di Mary Poppins viene rinverdito da "Nanny McPhee", a cui presta il volto la bella Emma Thompson, trasformata dal truccatore in una specie di strega mostruosa, fino all’ultima scena: in cui, col suo sorriso radioso, riuscirebbe a far trangugiare una pillola a chiunque. Anche senza ‟un poco di zucchero”.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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