Non ha il naso triste di suo padre, ma l’espressione è quella, compresi gli occhi allegri da italiano in gita. ‟Mi dicono che assomiglio sempre più a lui”, dice Andrea Bartali, 65 anni, consulente smaltimento rifiuti vicino alla pensione e testimonial, con Faustino Coppi, di questo Giro. Deve essere dura vivere all’ombra di un padre che si chiama Gino Bartali. Statura più bassa, camminata larga da contadino. Deve essere dura: ‟Ma no, è stata una fortuna e una sfortuna: sfortuna perché a 8 anni sono finito in un collegio di scolopi, e mio padre fino a 16 anni l’ho visto poco. Era un incubo, i professori divisi tra coppiani e bartaliani e io che finivo sempre interrogato. Un incubo”. E la fortuna? ‟Fortuna perché appena sono uscito dal collegio, lui aveva finito di correre e si è ritrovato non un figlio ma un fratello minore. Quando incontri dei personaggi del genere... se non li capisci ti schiacciano. In collegio si cresce alla svelta e io mio padre l’ho capito subito, altroché”. Ripercorrere la vita di una leggenda non è uno scherzo. E dalla leggenda si sconfina nella storia quando Andrea racconta le confidenze di suo padre. Per esempio, questa: ‟Nel ‘48 fu contattato da Pio XII e dai suoi diplomatici perché si presentasse alle elezioni tra i democristiani. Gli dissero: Gino, ormai hai 34 anni, come sportivo stai invecchiando, noi ti vorremmo con la Dc, avrai il nostro appoggio e tu non dovrai fare niente, né comizi né altro. Ogni tanto puoi andare a parlare di sport ai giovani, tutto qua”. Bartali ci pensò: ‟Rispose: sono cattolico, dire di no al Papa è come dire no al Padreterno, ma devo rifiutare per rispetto dei miei tifosi: una parte sarebbe contenta, ma gli altri, che hanno creduto in me?”. Montanelli un giorno incontrò Andrea: ‟Mi disse: non è vero che tuo padre vincendo il Tour ha salvato l’Italia dalla rivoluzione dopo l’attentato a Togliatti, ma certo ha gettato secchiate d’acqua fredda sulle teste calde degli italiani”. Affiorano anche i ricordi privati. Il rimorso per il fratello Giulio, morto ventenne in bicicletta: ‟Un incidente stupido, una macchina che aprì la portiera e lo scaraventò sulla strada. Aveva preso la passione della bicicletta da papà, che non riuscì a perdonarsela. Una vera tragedia”. Affiora il conflitto con Coppi. La foto della borraccia nel Tour ‘52. Nelle confessioni della vecchiaia, Gino raccontò al figlio maggiore la sua verità: ‟Al Tour tra gli italiani l’accordo era di aiutare la maglia gialla. Tutti gli altri erano gregari. La maglia gialla era Coppi, dunque...”. Bottiglia o borraccia? ‟Bottiglia. La passò a papà una donna che stava sul ciglio della strada, nell’afferrarla mio padre rischiò di cascare per il peso e Coppi cercò di scappare via. Papà si incazzò, ma andò ugualmente a raggiungerlo per passargli l’acqua. È andata così”. Andrea non avrà il naso triste di Gino. Ma gli occhi lucidi sì. Quando ricorda di aver messo ai piedi di suo padre i calzini, sul letto di morte: ‟Aveva sempre freddo ai piedi e mi sembrò un gesto d’amore, anche se lui voleva solo la mantella dei carmelitani...”.
Paolo Di Stefano

Paolo Di Stefano

Paolo Di Stefano, nato ad Avola (Siracusa) nel 1956, giornalista e scrittore, già responsabile della pagina culturale del “Corriere della Sera”, dove attualmente è inviato speciale, ha lavorato anche per “la Repubblica” e per la casa editrice Einaudi come editor. Ha insegnato Cultura giornalistica alla facoltà di Lettere dell’Università Statale di Milano. Tra le sue opere ricordiamo: la raccolta di poesie Minuti contati (Scheiwiller, 1990), l’intervista con Giulio Einaudi, Tutti i nostri mercoledì (Casagrande, 2001), il romanzo Nel cuore che ti cerca (Rizzoli, 2008), La catastròfa (Sellerio, 2011, premio Volponi), sulla tragedia di Marcinelle; Giallo d'Avola (Sellerio, 2013), Ogni altra vita (il Saggiatore, 2015), I pesci devono nuotare (Rizzoli, 2016), La parrucchiera di Pizzuto (con il nome di Nino Motta, Bompiani, 2017), Respirano i muri (con il fotografo Massimo Siragusa, Contrasto 2018) e il romanzo per ragazzi Sekù non ha paura (Solferino, 2018). Con Feltrinelli ha pubblicato i romanzi Baci da non ripetere (1994, premio Comisso per la narrativa), Azzurro, troppo azzurro (1996), Tutti contenti (2003, premi super Flaiano, super Vittorini, Chianti, finalista premio Città di Bari), Aiutami tu (2005, premio Mondello 2006), e il reportage La famiglia in bilico (2001), oltre a l’introduzione a La mite (1997) di Dostoevskij per i “Classici”.

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