Certo che sette senatori a vita su sette che appoggiano Prodi sono parecchi. Possibile che neanche uno, tra gli insigni vegliardi, preferisca Berlusconi? Si capisce che, a destra, la circostanza debba lasciare di stucco. Eppure, a ben ragionarci, una spiegazione c’è: tra le sue innumerevoli e meritorie attività, la destra italiana non ha mai coltivato con particolare zelo le arti, le scienze e la cultura. Alle accademie ha sovente preferito i dancing, alla politica politicante (bleah!) il virile moto di piazza, al grigio convegno la scintillante convention. La destra ha giustamente preso per i fondelli noi altri di sinistra per quanto siamo noiosi, barbogi, secchioni, tutti a sdilinquirci per un Vittorio Foa o una Rossanda, mentre loro escono con le veline. E dunque, che volete: pur se invidiosissimi dell’esuberanza e del glamour della Giovane Italia che si ritrova al Gilda o da Briatore, noi ci si accontenta della Levi Montalcini, di Scalfaro e perfino di Cossiga. Noi della sinistra prostatica, saldamente appisolata attorno alle Istituzioni Repubblicane, sappiano bene quel che ci perdiamo: una happy hour con la Santanché, per dire. O addirittura: la Gardini. Loro, in compenso, si perdono il governo. Così va la vita.

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