Gli urlacci e gli insulti di parecchi del centrodestra contro i senatori a vita, colpevoli di votare per il governo Prodi, ci riconducono a una delle questioni più appassionanti della recente storia politica italiana, e cioè come mai la destra sia così cafona da avere quasi assunto il monopolio politico della cafonaggine, un tempo equamente distribuita tra sinistra e destra. Spiacevolmente, ci tocca rispondere che lo è perché al suo interno ha perduto peso la componente borghese-liberale, e ne ha guadagnato parecchio quella piccolo-borghese e fascista. Fascista, per esempio, è la gongolante naturalezza con la quale molta destra (e i suoi giornali quotidiani in testa) rivendica il giudizio sprezzante, il ceffone verbale, il titolaccio più sputato che urlato. Perché il parlar brusco avvicina al "popolo", la cultura è roba da fichetti decadenti. Fascista è la violenza idiota dell’epiteto "comunista" usato, da anni, come sfregio di qualunque avversario, e come segno di tentata apartheid morale nei confronti di chi ha costruito Repubblica e democrazia. Fascista è ululare contro alcuni vecchi signori che votano, grazie al cielo, come pare a loro. Uno di loro, Scalfaro, pochi giorni fa ha detto che la buona educazione è alla base della democrazia. Ed è esattamente per questo che lo odiano.

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