Chi si è perso, sabato, l’immagine televisiva del tifoso con la maglia numero 10 di Del Piero che sul Colle di San Carlo tentava di inseguire Ivan Basso, concentrato a pedalare in salita sotto la pioggia, senza riuscire a raggiungerlo, dovrebbe ripescarla da qualche parte. E’un’immagine che la dice lunga: è il calcio di questi giorni che arranca, è il ciclismo di questi giorni che va. Tra l’allegria della gente, che spera di aver trovato un campione capace di cancellare i brutti ricordi. Spera. Perché il ventottenne Ivan Basso non ha ancora vinto nulla (o quasi), ma ha la determinazione di chi vuole rifarsi di tante sfortune. La prima: aver avuto davanti a sé, nel Tour, un cannibale come Armstrong. La seconda: aver perso il Giro dello scorso anno per un malore violento quando si pensava che, almeno sul suolo italiano, il cannibale fosse proprio lui. E se già per natura Ivan non sembra un tipo facile agli entusiasmi, ancor meno lo può essere adesso, visto che ha sperimentato dolorosamente l’illusione del successo. Dunque, mentre pedalando si preoccupa solo di prendere le distanze dagli altri e scatta in avanti giocando d’anticipo come un qualunque outsider di giornata, appena sceso dalla bicicletta Basso fa di tutto per prendere le distanze dal se stesso che corre: per gli altri il Giro è già finito, per lui ricomincia ogni giorno. E’questa la sua forza: lasciare che a crederci, almeno a parole, siano gli altri. Basso non è Pantani, non ha l’estro imprevedibile. Basso non è nemmeno Armstrong, non ha la sua freddezza calcolatrice. Basso è Basso e ha imparato che Basso deve avere pazienza. Una settimana per diventare il nuovo Cannibale, anche se tra Domodossola e Milano ci sono pendenze da tremare (per la fatica e per il freddo), non è poi tanto.
Paolo Di Stefano

Paolo Di Stefano

Paolo Di Stefano, nato ad Avola (Siracusa) nel 1956, giornalista e scrittore, già responsabile della pagina culturale del “Corriere della Sera”, dove attualmente è inviato speciale, ha lavorato anche per “la Repubblica” e per la casa editrice Einaudi come editor. Ha insegnato Cultura giornalistica alla facoltà di Lettere dell’Università Statale di Milano. Tra le sue opere ricordiamo: la raccolta di poesie Minuti contati (Scheiwiller, 1990), l’intervista con Giulio Einaudi, Tutti i nostri mercoledì (Casagrande, 2001), il romanzo Nel cuore che ti cerca (Rizzoli, 2008), La catastròfa (Sellerio, 2011, premio Volponi), sulla tragedia di Marcinelle; Giallo d'Avola (Sellerio, 2013), Ogni altra vita (il Saggiatore, 2015), I pesci devono nuotare (Rizzoli, 2016), La parrucchiera di Pizzuto (con il nome di Nino Motta, Bompiani, 2017), Respirano i muri (con il fotografo Massimo Siragusa, Contrasto 2018) e il romanzo per ragazzi Sekù non ha paura (Solferino, 2018). Con Feltrinelli ha pubblicato i romanzi Baci da non ripetere (1994, premio Comisso per la narrativa), Azzurro, troppo azzurro (1996), Tutti contenti (2003, premi super Flaiano, super Vittorini, Chianti, finalista premio Città di Bari), Aiutami tu (2005, premio Mondello 2006), e il reportage La famiglia in bilico (2001), oltre a l’introduzione a La mite (1997) di Dostoevskij per i “Classici”.

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