Fantasia al potere. E visto che il potere, qui al Giro, è sempre più nelle salde mani di quello che già da piccolo chiamavano Ivan il Terribile, la fantasia sulle strade verso Brescia è materia per ‟bassisti”: ‟Ivan Basso vederti in bici è uno spasso”, eccetera. Rime facili sulle strade della cosiddetta Padania, inondate di bandiere tricolori come nessun altro angolo d’Italia. Non saranno endecasillabi, ma il tono è pur sempre epico. L’eroe è lui, alla partenza di Mergozzo. ‟Va’che belle gnocche che girano al Giro”. Un tifoso si sporge dalla transenna per apprezzare meglio: una gonna bianca sopra il ginocchio, due stivali a punta, una testa ossigenata, due labbra lucide, un paio di occhiali scuri. Se sapesse che è Elisa, la sorella ventiquattrenne di Ivan, forse avrebbe maggior rispetto. Tanto più che lì accanto c’è suo padre Franco, baffetti semplici, sguardo dolce e triste, chissà perché, visto che suo figlio ha la maglia rosa sulle spalle. Eppure il macellaio di Cassano Magnago (un caso, certo, ma anche il papà di Gaul, che 50 anni fa vinse sul Bondone, era macellaio) non riesce a sorridere: sarà la tensione, saranno i brutti ricordi del 2005, sarà che gli manca sua moglie Nives, saranno fatti suoi. Monosillabi: sì, no, poco più. Sabato terrà aperto il negozio e lui sarà in paese, vittoria o no. Festeggiamenti? ‟Sono estraneo a queste cose”. C’è anche il naso grosso di Mappelli Pierino, il trainer di Ivan che lo segue in moto sui monti di casa, il Calogna, il Mottarone, il Cuvignone, il Brinzio. Si accende di aggettivi: ‟È bravo bravo bravo, e calmo, un ragazzo speciale, sempre coerente e tranquillo. Da piccolo era furbino, adess l’è un bravo fioeu, bravo, bravo”. Bravo. Elisa usa altre parole: ‟Ivan è come lo vedi, non nasconde niente...”. Dice che le capita di sfogliare sull’album di famiglia le vecchie foto dei genitori giovani in giro per l’Italia a seguire le corse. C’è la passione per Moser, ma c’è soprattutto la preistoria del figlio-eroe. Ora davanti a Elisa sfilano i ciclisti che si presentano sul podio. Difficile non notarla (è stata Miss regionale nel 2001, oggi lavora in tv), alcuni la guardano di striscio, altri sono più affettuosi. Il tedesco Ludewig la abbraccia con afflato poco teutonico: ‟Sempre più bella, vedi lei e viene il sole!”. Cunego si limita a un cenno degli occhi, quasi una smorfia. E lei: ‟Ha salutato, strano...”. Simoni guarda papà Franco quasi con deferenza. Savoldelli fa: ‟Ehi”. Ma l’eroe quest’anno è un altro. E arriva avvolto dal delirio della folla. Nel caos, basta una strizzata d’occhi en passant per dire tutto a suo padre. Nient’altro. ‟Eh, siamo molto affezionati, è bravo...” dice Franco con gli occhi lucidi. Bravo, vero Pierino? ‟Bravo”.
Paolo Di Stefano

Paolo Di Stefano

Paolo Di Stefano, nato ad Avola (Siracusa) nel 1956, giornalista e scrittore, già responsabile della pagina culturale del “Corriere della Sera”, dove attualmente è inviato speciale, ha lavorato anche per “la Repubblica” e per la casa editrice Einaudi come editor. Ha insegnato Cultura giornalistica alla facoltà di Lettere dell’Università Statale di Milano. Tra le sue opere ricordiamo: la raccolta di poesie Minuti contati (Scheiwiller, 1990), l’intervista con Giulio Einaudi, Tutti i nostri mercoledì (Casagrande, 2001), il romanzo Nel cuore che ti cerca (Rizzoli, 2008), La catastròfa (Sellerio, 2011, premio Volponi), sulla tragedia di Marcinelle; Giallo d'Avola (Sellerio, 2013), Ogni altra vita (il Saggiatore, 2015), I pesci devono nuotare (Rizzoli, 2016), La parrucchiera di Pizzuto (con il nome di Nino Motta, Bompiani, 2017), Respirano i muri (con il fotografo Massimo Siragusa, Contrasto 2018) e il romanzo per ragazzi Sekù non ha paura (Solferino, 2018). Con Feltrinelli ha pubblicato i romanzi Baci da non ripetere (1994, premio Comisso per la narrativa), Azzurro, troppo azzurro (1996), Tutti contenti (2003, premi super Flaiano, super Vittorini, Chianti, finalista premio Città di Bari), Aiutami tu (2005, premio Mondello 2006), e il reportage La famiglia in bilico (2001), oltre a l’introduzione a La mite (1997) di Dostoevskij per i “Classici”.

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>