Leggendo l’intervento di Stefano Rodotà (Repubblica di ieri) contro l’onnipresenza dei politici in televisione, mi sono consolato. Anche un autorevolissimo studioso come lui suffraga la mia impressione di cittadino generico, e cioè che il bivacco permanente degli uomini di partito su tutte le reti, a tutte le ore, sia oramai insopportabile, e sia il modo migliore per rendere opprimente e al tempo stesso inconsistente la politica.
Perfino le riunioni di condominio si convocano solo due o tre volte l’anno, per tutelarne la solennità. Il cast fisso di questi ultimi mesi, circa una cinquantina di persone, è sortito dai telegiornali (residenza abituale e legittima dei politici) esondando ovunque, come se qualcuno avesse dimenticato aperto il rubinetto anche dopo le elezioni. Benissimo ha fatto Prodi a negarsi a "Porta a porta": i leader importanti, nei paesi importanti, vanno in tivù col contagocce, e parlano al paese solo quando occorre, non quando non sanno come passare la serata. Così i cittadini imparano a concentrarsi sui problemi, non sulle baruffe quotidiane. E difatti, quali siano i problemi (per esempio l’imminente referendum costituzionale, come ricordava Rodotà), lo sanno in pochi.

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