‟Senato’: la trippa!” E assaggia la trippa. ‟Senato’: ‘na crocchetta!” E si piglia una crocchetta. ‟Senato’: ‘na sfogliatella!”. E s’ingolla ‘a sfogliatella. Vada come vada, riesca o no a strappare Napoli alla "Zia della Patria" Rosa Russo Iervolino e alle sinistre, Franco Malvano una cosa avrà guadagnato da questa campagna elettorale tra l’assai espansiva plebe partenopea: qualche chilo. ‟E la sera arrivo a cinque cene elettorali!”, confida allegro toccandosi la pancetta, ‟Meno male che non mangio”. Cioè? ‟Alla prima, sapendo che ci sono le altre, bevo più che altro una minerale, dico due parole, saluto e me ne vado. Alla seconda, lo stesso: una minerale, due parole e me ne vado. Così alla terza e alla quarta. Arrivato alla quinta è mezzanotte, ho una fame da lupo ma trovo ‘o gelato sciolto e la cucina chiusa. Così torno a casa e sveglio mia moglie: me li fai due spaghetti?” Che queste "comunali" siano una cosa per stomaci forti è indubbio. In tutti i sensi. Se "zi’ Rosetta" riesce infatti a scansare le imboscate di babà, fritti e pummarole ("mi salva la gastrite: non posso..."), non ce l’ha fatta invece a sottrarsi al clima via via più arroventato. Fino a minacciare la querela a quello che a mano a mano è emerso come il vero avversario, Berlusconi. Il quale, dopo aver invitato nel 2001 a non votar la Iervolino perché ‟l’orecchio vuole la sua parte”, non ha fatto tesoro della risposta ("si vergogni, non oserebbe mai ridere di uno zoppo") ed è tornato alla carica: ‟Regalerò a tutti i napoletani il disco di Apicella perché si rifacciano le orecchie”. Volgare, dice lei che più volte ha confidato come quella voce sia stata per anni una sofferenza: ‟Ciò che mi colpisce è che vedo la volontà di ferire le persone”. Eppure era partita bene, la campagna. E appena la destra aveva deciso di puntare sul questore, che andava d’amore e d’accordo coi Bassolino e i Pecoraro Scanio al punto che erano tutti convinti che fosse di sinistra, i due s’erano scambiati reciproci omaggi. ‟Sono un poliziotto ma non sparo sulla Iervolino”, aveva detto lui. ‟Malvano è una persona a modo”, aveva ricambiato lei. Poi, col passar dei giorni, tutto si è inasprito. In particolare da quando il Cavaliere, perse le politiche, ha individuato Napoli (‟a Roma e Torino non ha grandi margini e se vince a Milano era già sua”, spiega la sindaca) come obiettivo di una rivincita: vuoi mettere il botto, se riuscisse a strappare al nemico la città che Antonio Bassolino aveva fatto diventare la più "rossa" d’Italia? Fatto sta che il clima è andato a male. Franco Malvano, che il genero chiama ridendo "24milabaci" perché fa il baciamano a ogni donna che incontra, ha cominciato ad attaccare la prima cittadina sulla viabilità, il mancato recupero di Bagnoli, i rifiuti e a dire che in questi anni non ha fatto quasi niente: ‟Ha indetto undici forum per farsi dire le cose che non vanno. Ma come, amica mia, sei stata sindaco 5 anni e non lo sai?” Lei gli ha risposto per le rime accusandolo di essersi schierato solo dopo aver avuto il paracadute di un seggio in Senato e di aver imbarcato dei figuri poco raccomandabili. E lo scontro è finito in rissa: ‟Ha detto che non sono stato un buon questore ma ce l’ho io la targa che mi diede congratulandosi!” ‟Mai detto niente di simile, è lui che ha detto che non sono stata un buon ministro dell’Interno: ma ce le ho io le lettere che mi scriveva per incensarmi...”. Non bastasse, la sfida è slittata sul piano ancora più scivoloso. ‟In cinque anni non uno dei miei assessori ha avuto un avviso giudiziario”, spiega fiera "Zi’ Rosetta", ‟Loro stanno rispondendo in modo indegno. Offrono 30, 50 o 70 euro a voto. In città lo sanno tutti. Sono andata in Procura a denunciare nomi e cognomi di persone intimidite, di attacchini diffidati dall’entrare in certe zone...”. Chiacchiere, solo chiacchiere, risponde lui: ‟Anche a me hanno raccontato, per esempio, che uno che voleva metter su un comitato per me ha avuto un infarto perché l’avevano minacciato: che vuol dire? O hai le prove o stai zitto”. Quel che è certo è che il voto parallelo per le dieci nuove municipalità (dove l’amministrazione comunale ha finalmente introdotto le quote: 30% obbligatorio di donne) ha finito per attrarre 5.715 candidati. Un numero mostruoso che si somma a quello dei 1.492 napoletani che aspirano a un seggio comunale. Mosche sul miele. Mosche nere, spesso: pregiudicati che con l’autocertificazione si sono autoripuliti la fedina. A un primo setaccio quelli scovati sono già 31. Più altri 205 già condannati in primo o secondo grado. I peggiori li aveva in casa proprio l’ex questore, che adesso non potendo più toglierli dai manifesti s’affanna: ‟Non votateli!”. E così nel frullatore sono finiti tutti gli altri aspiranti sindaci. I due comunistissimi che considerano Bertinotti e Diliberto delle pappemolli. Lo stizzosissimo alfiere di un micropartito "liberale". Un ex-azzurro che chiamandosi Salvatore Lauro è andato a scontrarsi con gli eredi del leggendario Comandante con manifesti che ammiccavano ‟Da Lauro a Lauro”. E infine Marco Rossi Doria (figlio del grande meridionalista) che si è guadagnato la stima di molti col suo progetto dei "maestri di strada" contro l’abbandono scolastico e rappresenta, dopo il rifiuto dell’Unione di accettare la sua proposta di indire le primarie, l’anima inquieta della sinistra. Quella che riconosce ad Antonio Bassolino di essere stato ‟nei primi anni” il miglior sindaco del dopoguerra ma di avere poi ‟sprecato un sogno”. Lo slogan che ha scelto dice tutto: ‟Niente miracoli. Napoli”. Temerario, qui. Dove tra manifesti che intimano di votar ‟Dionisio detto Baffone” o ‟Luciano Scala, detto Chiatto” (ciccione), spicca ancora quello di un candidato solo successivamente ripudiato da Antonio Di Pietro. Un santone barbuto vestito da templare: ‟Candidatura non a scopo di lucro / Votate per me voi tutti che siete sfiduciati e oppressi / In Cristo Gesù vi aiuterò”.
Gian Antonio Stella

Gian Antonio Stella

Gian Antonio Stella è inviato ed editorialista del “Corriere della Sera”. Tra i suoi libri Schei, L’Orda, Negri, froci, giudei & co. e i romanzi Il Maestro magro, La bambina, il pugile e il canguro, I misteri di via dell’Amorino. Insieme a Sergio Rizzo ha scritto, per Rizzoli, La Casta, La Deriva, Vandali e Licenziare i  padreterni. Con Feltrinelli ha pubblicato Tribù s.p.a. Foto di gruppo con Cavaliere bis (2005), Bolli, sempre bolli, fortissamente bolli (2014) e Se muore il Sud (con Sergio Rizzo, 2013; Premio Benedetto Croce 2014).

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