A un tratto compare in video, come sortito da un ripostiglio, il senatore Schifani. Che dice: per forza c’è stato un forte astensionismo, gli italiani sono stanchi di votare troppo spesso. E sembra pure piuttosto seccato, se non addolorato, per questo vero e proprio scandalo che si vota troppo spesso, in questo benedetto paese. Per giunta con l’aria di uno che dice: io vi avevo avvertito, accidenti se vi avevo avvertito, che non ha senso votare ogni tre settimane. Tanto che, lì per lì, mi sono sentito in colpa: come se l’affastellarsi delle domeniche elettorali come strati di millefoglie mi vedesse tra i principali responsabili. Come se il disagio del senatore Schifani, il suo colorito terreo, lo sguardo desolato, ricadessero sulle mie spalle.
Poi mi è tornato in mente che, mesi fa, Prodi aveva proposto di unificare in una sola giornata le politiche, le amministrative e il referendum costituzionale. E che a rispondergli che non se ne parlava neppure era stato Berlusconi, del cui staff il senatore Schifani è uno tra i meno autorevoli ma tra i più assidui componenti. In quel preciso momento mi sono sentito preso per il culo, ma le condizioni generali dello Schifani mi hanno dissuaso dal chiedergli i danni, come, secondo logica, meriterebbe.

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