In Francia un libro sulla gauche caviar fa rinvenire il vecchio dibattito sull’incoerenza della sinistra benestante e gaudente, dalle belle case e dalle belle scarpe. Ma l’aspetto interessante della faccenda - mi pare - non è che esista una sinistra ricca. È che esistano dei ricchi di sinistra. È che persone e ambienti che, per censo, non avrebbero alcun interesse a occuparsi di equità sociale e di welfare, e potrebbero godersi in pace i loro privilegi, invece se ne occupano. Se per placare il senso di colpa o per genuino altruismo, o tutte e due le cose insieme, non è dato sapere, e forse non è neanche interessante. Interessante, invece, è notare come al ricco di destra, che si ingozza spensieratamente senza che alcun retropensiero gli mandi di traverso il boccone, nessuno ha alcunché da imputare: come se fosse commendevole, per il ricco, sentirsi di diritto in cima alla piramide sociale, e amen per i sottostanti che gli fanno da piedistallo. Difatti, non è mai stata scritta neanche mezza riga contro la droite caviar, che pure, dopo avere inghiottito una tartina di beluga da un ettaro, neanche si sogna di farsi domande su come va il mondo. È un brutto pregiudizio, questo, contro i ricchi: si dà per scontato che siano anche stronzi.

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