La fusione tra Autostrade e Abertis entra nel vivo. Oggi si svolgerà il secondo incontro tra i vertici della società italiana e l´Anas per verificare se è possibile arrivare a un accordo tra le parti entro il 30 giugno, data fissata per le rispettive assemblee che devono dare il via libera all´operazione. In vista di questo incontro il ministro per le Infrastrutture Antonio Di Pietro ha ritenuto di dover piantare ulteriori paletti. Parlando alla Commissione Ambiente e Lavori Pubblici della Camera ha sottolineato che ‟anche solo non accettare una rinegoziazione della Convenzione rappresenterebbe, da parte di Autostrade, una scorrettezza istituzionale, un grave inadempimento”.
Dunque, par di capire dalle parole del ministro che prima di prendere qualsiasi decisione definitiva rispetto alla fusione, occorre riscrivere la Convenzione, così come consigliato dai saggi cui l´Anas ha chiesto un parere indipendente. Ma la strada è impervia da percorrere perché la riscrittura della Convenzione richiederà sicuramente tempo, elemento che manca ai due operatori che vogliono firmare tutto entro il 30 giugno per non dover riprendere tutto il discorso dall´inizio, trattativa sui concambi compresa.
Ma Di Pietro è stato categorico: ‟Se si arrivasse alla fusione senza preventivamente inserire garanzie nella Convenzione, poi ovviamente sarà il giudice a valutare”. E lo stesso presidente di Autostrade, Gian Maria Gros Pietro, che ieri ha incontrato i sindacati della società, ha affermato: ‟Questa operazione, essendo agganciata a una concessione pubblica, deve procedere d´intesa con il governo”.
Pur di arrivare a un accordo anche gli spagnoli hanno messo in campo le loro armi diplomatiche. Per la seconda volta, ieri, l´amministratore delegato di Abertis, Salvador Alemany Mas, ha fatto visita al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta. Nulla è trapelato dall´incontro ma sembra che il faccia a faccia sia stato fruttuoso. Nell´incontro di oggi con l´Anas Gros Pietro porterà delle proposte concrete per risolvere alcuni dei problemi sollevati dal governo, come la presenza nell´azionariato della Nuova Abertis del costruttore spagnolo Acs. Ma difficilmente italiani e spagnoli riusciranno a fornire garanzie sufficienti riguardo la governance del gruppo che vede la somma degli azionisti iberici superiore alla quota che sarà in possesso di Schema 28. La richiesta di un patto di sindacato suona come una misura non in linea con le fusioni transfrontaliere che stanno prendendo piede in Europa ma allo stesso tempo è evidente che tra tre anni anche il consiglio di amministrazione del gruppo potrebbe presentare una maggioranza a favore degli spagnoli.
Oltre all´incontro di oggi un passaggio determinante della vicenda sarà rappresentato dal parere che il Consiglio di Stato dovrà fornire a breve su richiesta di Di Pietro. Servirà a chiarire precisamente quali sono i poteri in mano al ministro e al governo per intervenire nella fusione. Se si arriverà alla riscrittura della Convenzione, inoltre, è probabile che si proceda alla separazione delle funzioni dell´Anas, portando il controllo sulla rete autostradale in capo al ministero.
Giovanni Pons

Giovanni Pons

Giovanni Pons lavora alla redazione milanese de ‟la Repubblica” come caposervizio dell'economia. Ha esordito a ‟Milano Finanza” e ha scritto successivamente per altri periodici specializzati: ‟Investire”, ‟Borsa & Finanza” e ‟Gente Money”. Ha seguito i principali eventi finanziari di questi anni: dalle lotte di potere per il controllo di Mediobanca ai riassetti del sistema bancario. È coautore con Oddo de L'affare Telecom.

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