La minaccia del bioterrorismo corre su Internet. Fingendosi il responsabile di un'inesistente azienda farmaceutica, un giornalista del ‟Guardian” si è procurato senza difficoltà in rete la sequenza di Dna del vaiolo e con lo stesso sistema avrebbe potuto acquistare altri virus patogeni in grado di causare epidemie letali su vasta scala. Al reporter del quotidiano londinese è bastato mettersi in contatto con uno dei tanti laboratori che vendono sul Web ceppi di virus ormai estinti, ovviamente non con scopi criminali bensì per fornirli a istituti di ricerca, scienziati ed università. Ma il cronista ha scoperto che non esistono controlli sulla reale identità dell’acquirente e sulle sue intenzioni: senza mostrare a nessuno il suo volto, un terrorista potrebbe ricevere le sequenze del virus per posta. Un chimico dilettante non sarebbe in grado di assemblarli nel giusto ordine per fabbricare un virus mortale, ma un chimico professionista, dotato di un moderno laboratorio, non avrebbe problemi a farlo. Perciò il ‟Guardian”, con un titolo a tutta prima pagina, lancia l’allarme: cinque anni dopo l’attacco all’America dell’11 settembre 2001 e le paure di un altro attacco ancora più grave con armi biochimiche, sembra che niente sia stato fatto per scongiurare un simile pericolo. Debellato trent’anni fa e sospesa la vaccinazione di massa, ceppi di virus del vaiolo vengono oggi conservati soltanto in laboratorio sotto strette condizioni di sicurezza. Il motivo delle precauzioni è evidente: se un gruppo terrorista se lo procurasse e riuscisse a infettare dieci persone, osserva il ‟Guardian”, nel giro di sei mesi la malattia potrebbe contagiare oltre due milioni di vittime poiché la maggior parte della popolazione mondiale non ha più resistenza o anticorpi contro un virus estinto. Come quello del vaiolo, anche il virus della poliomelite e dell’influenza «spagnola», la febbre che nel 1918 fece milioni di morti in Europa, sono ugualmente reperibili attraverso Internet. Eppure nessuna delle quattro società britanniche e delle trentanove americane che lavorano in questo delicato settore, ossia che commerciano su Internet sequenze del Dna di virus letali e di altre sostanze, effettua controlli sugli acquirenti. "Questa è la notizia più allarmante che ho sentito da quando mi occupo di queste cose", commenta Phil Willis, presidente della commissione scienza e tecnologia alla camera dei Comuni. "E’assolutamente necessario approvare nuove regole e leggi, a livello nazionale e internazionale, per garantire che virus devastanti come un’arma biologica non finiscano nelle mani sbagliate". e-trading A sollevare il caso è stato il "Guardian", che ha acquistato in rete senza incontrare ostacoli una fiala di Dna del vaiolo.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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