Si dice che il corpo umano sia la macchina più perfetta mai inventata: il frutto di milioni di anni di evoluzione, che lo hanno adattato in modo ottimale alle condizioni di vita sulla Terra. Ma anche le macchine perfette, col tempo, rivelano lacune e difetti che con l'aiuto di nuove tecnologie è possibile migliorare: basta pensare a una Rolls-Royce o a una Ferrari.
Perché, dunque, non si potrebbe fare altrettanto, o almeno immaginare di fare altrettanto, con il nostro corpo? Armato di questo interrogativo, il ‟British Medical Journal” ha interrogato specialisti di mezzo mondo per scoprire come potrebbe essere "ridisegnato" il corpo umano. Il risultato è sull'ultimo numero dell'autorevole rivista scientifica britannica: una lista di "errori di design" che sono rimasti inseriti nel nostro corpo, nonostante millenni di evoluzione della specie.
Con caratteristico humour britannico, l'autore dell'articolo, il dottor Paul Brown, usa uno schizzo dell'Uomo disegnato da Leonardo da Vinci per riassumere le proposte emerse dalla discussione, e finge di inviare i suoi suggerimenti al "designer supremo", ovvero al Creatore in persona. "Lettera a Dio" si intitola infatti il suo intervento, che si permette di fare qualche gentile ironia anche nei confronti dell'Altissimo. "E' chiaro che non era Sua intenzione farci camminare su due gambe, ma abbiamo perversamente insistito per farlo e il risultato sono i problemi che oggi affliggono la nostra spina dorsale e le nostre ginocchia. Sarebbe auspicabile se, per cancellare questo errore, Lei potesse raddrizzare il bacino al giusto angolo retto o rafforzare le giunture delle ginocchia che reggono tutto il peso corporeo". Il tono è semiserio, ma l'intento è dimostrare che il corpo umano è tutt'altro che perfetto: lo sviluppo tecnologico e sociale ha esposto le nostre fragilità, che perlomeno in teoria sarebbe giusto provare a correggere. A parte raddrizzare la colonna vertebrale e rafforzare le ginocchia, gli altri consigli raccolti dal British Medical Journal includono: eliminare le tonsille, che notoriamente non servono a niente, e riempire le cavità nasali, che vuote come sono diventano un comoda coltura per le infezioni; rimpicciolire le falangette, ossia la punta delle dita delle mani, per facilitare la scrittura sulla tastiera del computer, del Blackberry e del telefonino (ma polpastrelli più piccoli significa anche impronte digitali più piccole, complicando le indagini della polizia); aggiungere un fegato e un cuore di riserva, per poter bere alcolici e mangiare una cucina grassa quanto si vuole, senza preoccupazioni dietetiche e per la salute; eliminare l'appendicite, di cui ci accorgiamo solo quando si infetta e bisogna dunque toglierla; ricollocare i genitali maschili in una zona del corpo meno vicina agli organi dell'escrezione e possibilmente più riparata, al sicuro da colpi e oggetti volanti, per esempio mettendoli sotto le ascelle e rendendoli estraibili.
Altre proposte, ancora più fantasiose, comprendono gambe smontabili, canali separati per la respirazione e per la digestione (in modo da evitare il rischio di soffocamento se un pezzetto di cibo ci rimane in gola), mani con sei dita, occhi che vedono meglio, capelli a prova di calvizie, una stagione per l'accoppiamento una volta all'anno "per risparmiare energie produttive da indirizzare verso altre risorse" e così via.
C'è il rischio che, con indicazioni del genere, l'articolo finisca per dimostrare il contrario di quanto si propone, e cioè che, con tutti i suoi difetti, il nostro corpo dovrebbe piacerci così com'è, con le tonsille e l'appendicite, le ginocchia fragili, un cuore solo anche se ogni tanto diventa matto, e l'apparato genitale al suo posto. Ma l'Independent di Londra, che ha dedicato un paginone al tema, rammenta che il British Medical Journal fece un sondaggio analogo tra gli scienziati dieci anni fa: è una maniera, insomma, per ricordarci che, più avanza la tecnologia, più l'Uomo Bionico è dietro l'angolo. Anche se noi continuiamo a preferirgli l'Uomo di Leonardo.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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