Diversi esponenti del centrodestra sono apparsi in video per denunciare, con una certa severità, che a votare sono andati prevalentemente gli elettori di centrosinistra. La cosa, in sé, parrebbe essere un problema tutto interno al centrodestra: se i loro elettori, piuttosto che andare alle urne, vanno a bere una granita con il cognato o portano a passeggio il cane, noi di centrosinistra che accidenti ci possiamo fare? Con notevole abilità dialettica, invece, prestigiosi leader come La Russa e Cicchitto hanno sollevato la questione come se questa gettasse una luce fosca e riprovevole sulla frenesia militante del centrosinistra. Tanto che, a un certo punto, mi sono chiesto se essere andato a votare non costituisca una vera e propria soperchieria ai danni di chi, poverello, aveva ben altro da fare. Avessi avuto maggiore fair-play, avrei dovuto astenermi e andare in pedalò, tanto per non maramaldeggiare su un avversario che neanche lo sapeva, magari, che c’era il referendum. Perché comperare un quotidiano o tenersi informati o avere un’opinione è la classica scorrettezza della sinistra zelante e prepotente ai danni della destra spensierata e lieta. È un po’ come l’annosa questione dell’egemonia culturale comunista: per porvi fine bisognerebbe che quelli di sinistra la piantassero, una buona volta, di leggere libri.

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