Inutile mentire: il pacchetto di liberalizzazioni proposto dal ministro Bersani ha un solo, vero scopo politico, che è fare uscire di senno per la rabbia l’economista Renato Brunetta. Lo scopo è stato ottenuto. Il Brunetta, che in cinque anni di governo non è riuscito a liberalizzare neanche il mercato dei temperamatite, oggi è costretto a leggere sui giornali che il diessino Bersani è molto più liberale di lui. È come dire a Pamela Anderson che ha poco seno, e soprattutto che ne ha meno della sua rivale in amore: la crisi isterica è del tutto inevitabile.
Difatti l’economista Brunetta, sadicamente intervistato ieri da questo giornale, definisce il decreto Bersani "demagogico", "degno dell’Unione Sovietica", "classista", "umiliante". Noi sì – dice Brunetta – che abbiamo riformato l’economia "avviando le grandi opere". Il nesso tra le liberalizzazioni e le grandi opere non è chiarissimo. Anche se lo fosse, ci sarebbe da far presente a Renato Brunetta che la sola grande opera davvero avviata, sotto Berlusconi, è il suo mausoleo funerario ad Arcore. Una prece per Brunetta, che tra moltissimi anni, nelle città italiane, avrà intitolato a suo nome un breve e oscuro vicoletto che sfocia in una gigantesca piazza illuminata a giorno: piazzale Bersani.

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