Finalmente Celati. Era ora che i premi letterari italiani s'accorgessero di quello che è oggi il maggiore narratore italiano vivente, di sicuro quello che ha più influenzato la nostra lettera. tura degli ultimi trent'anni, insieme ad Alberto Arbasino. Celati, che il prossimo anno compie settant'anni - nato a Sondrio per caso, figlio di un ferroviere, è senza dubbio uno scrittore emiliano per lingua e pensiero - era stato nominato lo scorso anno tra i finalisti del Campiello con un libro più consistente di queste Vite di pascolanti, Fata morgana, ma il fatto dì essere una persona ben poco accondiscendente, uno dei pochi scrittori che non si sono mai preoccupati troppo della loro carriera letteraria, lo aveva messo fuori gioco in un premio dominato da quella che Celati da tempo chiama la ‟letteratura industriale”. All'inizio degli anni Ottanta, Celati ha abbandonato l'università dove insegnava Letteratura americana, andando a vivere poi fuori d'Italia, a Brighton, in Inghilterra, da cui parte per i suoi vagabondaggi attraverso la pianura padana, prima, e l'Africa, poi. Lo scorso anno è stato a Berlino con una borsa di studio per tradurre l'Ulisse di Joyce. Saggista e scrittore fuori dagli schemi, Celati è da sempre uno ‟studente”, uno che studia, o come dice l'etimo della parola, uno che si agita”. Vite di pascolanti raccoglie tre racconti che ricordano e in parte provengono dalla sua produzione degli anni Settanta, tre storie di ragazzi nel punto di passaggio tra la vita giovanile e quella adulta. Sono testi bellissimi, malinconici e pieni di nostalgia, che narrano di un mondo non ancora dominato dalla brama del successo mondano e dalla ricchezza, un mondo abitato da personaggi bizzarri e strani. Celati è appena tornato dal Senegal, dove ha lavorato in un villaggio con alcuni attori e la gente comune per mettere in scena una commedia di Plauto e per girare un film, il terzo o quarto documentario che realizza con grande fatica e molta originalità. Egli è oggi lo scrittore più imbevuto di letteratura che c'è in Italia e al tempo stesso è quello che ne mette in discussione radicalmente il mito, ne mostra tutti i limiti. Celati aspira a una forma di vita che è al di là della letteratura stessa, o più probabilmente prima di essa, e che cerca di raggiungere attraverso la parola, il racconto; per questa ragione è uno scrittore di culto, molto amato dagli scrittori giovani, ma anche da tanti lettori comuni che intendono molto bene il messaggio contenuto nei suoi libri: la vita e la letteratura hanno uno strano rapporto, dal momento che entrambe si nutrono di cerimoniali, di riti, ovvero di racconti; vivere significa intessere racconti e raccontare è il modo migliore per appaesarsi nella nostra sconclusionata vita. Scoperto da Calvino nel 1968, Celati fu imposto a una recalcitrante redazione Einaudi. Nel 1971 venne. alla luce Comiche, libro pensato e scritto negli anni della neoavanguardia, ma che conteneva già in nuce i racconti degli anni successivi, Le avventure di Guizzardi, La banda dei sospiri e Lunario del paradiso, libro importantissimo con cui è nata la ‟letteratura giovanile” in Italia. Da Celati vengono scrittori come Tondelli, Piersanti, Palandri, ma anche De Carlo e Baricco, il cui modo di raccontare - stile e ritmo - non sarebbe neppure pensabile senza di lui. Ha anche tradotto molti libri di scrittori americani, inglesi, tedeschi, poesie e racconti, romanzi e saggi. Ma Celati è uno scrittore profondamente radicato nella lingua italiana che ha piegato a un modo dì narrare che deve molto alla letteratura così detta ‟minore”, Folengo, Boiardo, Ruzante, gli scrittori della tradizione emiliano-veneta dal Rinascimento sino a noi, una linea che è rimasta sempre esclusa dalla strada principale della narrativa italiana dominata, come avevano capito Parise e Calvino negli anni Cinquanta, dalla koinè romano-lombarda. Premiare Celati significa ripagare questo irregolare delle patrie lettere, rendergli omaggio e dirgli grazie per tutto quello che ha fatto per la nostra letteratura, per svecchiarla, rinnovarla, per agirla contro se stessa, e soprattutto per dare ore piacevoli in compagnia dei suoi libli, il bellissimo Narratori delle pianure o Quattro novelle sulle apparenze, libri degli anni Ottanta che hanno segnato un'epoca eci fanno ancora oggi compagnia. Era ora.
Gianni Celati

Gianni Celati

Gianni Celati (Sondrio, 1937) ha pubblicato per Feltrinelli: Narratori delle pianure (1985, premi Cinque Scole e Grinzane-Cavour); Quattro novelle sulle apparenze (1987); la trilogia Parlamenti buffi uscita nella collana “Impronte” nel 1989 (premio Mondello 1990) che comprende Le avventure di Guizzardi (1972), La banda dei sospiri. Romanzo d’infanzia (1976) e Lunario del paradiso (1978, nuova edizione 1996); Verso la foce (1989); Recita dell’attore Vecchiatto nel teatro di Rio Saliceto (1996); Avventure in Africa (1998, premio Comisso); Cinema naturale (2001); Fata Morgana (2005, premi Flaiano e Napoli); Sonetti del Badalucco nell’Italia odierna (2010) e Passar la vita a Diol Kadd  (2011, 2012) e, nella collana digitale Zoom,    Bambini pendolari che si sono perduti (2011) e I lettori di libri sono sempre più falsi (2012) e Tre giorni nelle zone della grande bonifica (2013); inoltre ha curato Narratori delle riserve (1992) e tradotto per i “Classici” Bartleby lo scrivano (1991) di Melville, La Certosa di Parma (1993) di Stendhal, Poesie della torre (1993) di Hölderlin, I viaggi di Gulliver (1997) di Swift. Si è dedicato anche al cinema e ha girato film documentari come: Strada provinciale delle anime, Il mondo di Luigi Ghirri, Case sparse. Visioni di case che crollano.

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