Porta lo stesso nome di suo padre, Ken Saro-Wiwa. Qualche anno fa aveva scritto di aver guardato con disagio, quando era un ragazzo, alla personalità del genitore: Ken Saro-Wiwa senior era un noto scrittore e leader politico nella regione detta Ogoniland, nello stato di Rivers, Nigeria meridionale; nel 1995 è stato ucciso dal governo militare, tra l'indignazione internazionale. Ora Saro-Wiwa junior ha deciso di ‟raccogliere l'eredità politica” del padre. ‟Essere il figlio di mio padre ha diverse implicazioni e una è che ho un ruolo da svolgere in questo paese”, dice in una intervista pubblicata ieri dall'agenzia Reuter. Spiega così di aver accettato un incarico governativo: sarà ‟assistente speciale” del presidente Olusegun Obasanjo ‟per la pace, la soluzione dei conflitti e la riconciliazione”.
La decisione ha sorpreso molti. Negli anni '90 Saro-Wiwa padre si era messo alla testa di un movimento di denuncia dell'inquinamento sistematico provocato dall'industria petrolifera: terre una volta fertili divenute sterili, l'agricoltura e la pesca distrutte, fonti d'acqua contaminate. Il ‟Movimento per la sopravvivenza del popolo Ogoni”, Mosop, accusava le compagnie petrolifere (in Ogoniland operava fin dal 1958 la Royal Dutch Shell) e chiedeva risarcimenti e bonifiche ambientali, e accusava il governo di incamerare i petrodollari e ignorare la povertà del delta. La Nigeria esporta circa 1,9 barili di greggio al giorno, quasi tutti estratti negli acquitrini del delta del Niger (e quel petrolio rappresenta circa il 90% delle entrate in valuta estera). Allora la Nigeria viveva sotto la dittatura militare del generale Sani Abacha, che ha risposto a quel movimento di protesta con lo stato d'emergenza e la repressione: fino a far impiccare Saro-Wiwa e altri 8 leader del Mosop (con accuse che nessuno considera credibili, e un processo che sfidava ogni legalità).
Da allora il contesto politico è cambiato. Alla morte del dittatore nel '98 lo stato d'emergenza è stato abrogato, nel '99 si è insediato un governo civile (guidato appunto da Obasanjo), è stata approvata una nuova Costituzione e si è cominciato a parlare di redistribuire i proventi del petrolio con le regioni produttrici. Nel delta del Niger però restano proteste, risentimenti, e violenza. Gran parte dei suoi 20 milioni di abitanti continua a vivere nella povertà estrema, nei villaggi continuano a mancare elettricità, scuole, servizi sanitari; resta l'inquinamento dovuto agli sversamenti di greggio e alle fiammate perenni dei soffioni di gas naturale. Ogni tanto la popolazione ‟cannibalizza” le perdite di greggio ed è accusata di ‟vandalismo”; a volte il greggio si incendia con terribili esplosioni che uccidono centinaia di persone (l'ultimo caso il 12 maggio a Atlas Creek Island).
Tutto questo continua ad alimentare risentimenti e proteste, a cui le forze di polizia continuano a rispondere in modo violento. A volte il risentimento sfocia in sabotaggi o rapimenti, spesso a scopo di estorsione, a volte scoppiano guerre di gangs per un lucrativo mercato nero di petrolio rubato. A volte la rabbia prende contorni più politici, anche se non meno violenti. Da qualche tempo è comparsa una nuova sigla, il Mend (‟Movimento per l'emancipazione del delta del Niger”): afferma che la popolazione locale non ha tratto alcun beneficio dalla ricchezza che ha sotto i piedi, che il delta è sfruttato a vantaggio di compagnie straniere o di élites di altre regioni della Nigeria, e che dovrebbero andarsene. La Bbc, che ne ha intervistato un dirigente, testimonia che il movimento ha un certo seguito popolare.
Negli ultimi mesi la violenza nel delta ha avuto un'impennata, si sono moltiplicati gli episodi di impianti sabotati e di tecnici presi in ostaggio (l'ultimo caso proprio ieri, un ingegnere olandese della Shell preso da una piattaforma offshore nello stato di Bayelsa). La produzione di petrolio è scesa del 25%. Finché in aprile il presidente Obasanjo ha convocato un dialogo con leaders locali e rappresentanti dell'industria (ma è stato boicottato dai movimenti più radicali come il Mend), poi ha proposto un pacchetto di misure di sviluppo locale: posti di lavoro, la costruzione di una strada, scuole e assistenza medica, bonifiche, elettricità.
Ken Saro-Wiwa junior dice che vuole dare credito all'impegno del governo per risolvere la crisi nel delta. Dice che Obasanjo si è circondato di riformatori ed economisti credibili, un esempio di ‟attivisti al governo” che lui spera di emulare. Sì, la gente del delta ha profonda sfiducia in tutto ciò che viene dal governo, ma lui ha deciso di provare: ‟Mio padre ha lasciato un'eredità di fiducia. Non è perché lavoro per il governo che abbandonerà l'eredità politica di mio padre”.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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