È il tribunale da cui sono passati Casanova e Oscar Wilde, il generale Pinochet e l’oligarca Berezovskij, capi di gang criminali e piccoli delinquenti, compreso il variopinto mondo di miserabili - prostitute, borseggiatori, mendicanti - dell’Inghilterra vittoriana descritta nei romanzi di Dickens. Da domani, dopo quasi trecento anni di assoluzioni e condanne, Bow street, come giudici, avvocati, poliziotti e imputati hanno sempre chiamato la Corte di Giustizia Numero Uno di Londra, chiude le porte per sempre: il palazzo in cui si svolgevano le udienze, un antico edificio tra Covent Garden e lo Strand, nel cuore della capitale, è stato comprato da un proprietario immobiliare irlandese, che intende restaurarlo e trasformarlo in hotel. Le aule e gli uffici di Bow street verranno trasferite, incorporandole in un altro già esistente tribunale, su Horseferry road, vicino alla cattedrale di Westminster, che a dispetto del nome e dell’indirizzo è situato però in uno stabile modernissimo: ‟è tutto di plastica, là dentro, non avremo mai più la stessa atmosfera”, si lamenta il Chief Magistrate, il magistrato-capo Timothy Workman, intervistato per l’occasione dal ‟Daily Telegraph”. È un pezzo di storia che se ne va. Dal 1735, con le sue pareti rivestite di legno, le stanze di passaggio anguste, i corridoi ricoperti di polverosi volumi, i giudici col parruccone e gli impiegati dall’aspetto incartapecorito, la corte di Bow street è stata per quasi tre secoli il passaggio obbligato per i delitti e le pene di Londra. Uno dei suoi primi magistrati fu Henry Fielding, che lasciò in seguito la giurisprudenza per la letteratura conquistando fama con Tom Jones ed altri romanzi: il suo posto venne preso dal fratello, Jack Fielding, accecato a 19 anni dall’incompetenza di un chirurgo e perciò soprannominato ‟l’orbo di Bow street”. Giacomo Casanova fece la sua apparizione a Bow street, per l’appunto davanti a Jack Fielding, nel 1760, accusato, non sorprendentemente, di avere ‟assalito una prostituta”: venne assolto, a condizione di andarsene da Londra. Più di un secolo dopo la corte ospitò un altro ancora più scandaloso processo, contro Oscar Wilde: il grande scrittore era accusato di ‟atti indecenti”, di fatto l’accusa era di omosessualità. Nel mezzo ci furono condanne all’impiccagione per uxoricidio, processi contro bande di gangster, assoluzioni per ragazzini finiti in strada come l’Oliver Twist di dickensiana memoria. In tempi più recenti hanno fatto scalpore i processi per estradare in Cile il generale Pinochet e in Russia l’oligarca Boris Berezovskij, oltre che il leader ceceno Akhmed Zakayev, in difesa del quale venne a testimoniare l’attrice Vanessa Redgrave, sua protettrice. ‟Il Lord Chancellor (massima carica della magistratura britannica, ndr) ha provato a salvare Bow street”, dice il giudice Workman, ‟si tratta della corte di giustizia probabilmente più celebre del mondo e andava preservata come un monumento storico. Ma non c’è stato niente da fare. La storia e le tradizioni, nella nostra era in cui tutto è dettato dal denaro, non hanno più valore”.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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