Osservatori per cercare di garantire la pace sin dalla prima guerra arabo-israeliana nel 1948. ‟Grandi professionisti. Tutti ufficiali scelti. Militari di carriera che sanno come condurre un'inchiesta sul campo. I nostri uomini ricorrono sempre a loro quando si trovano a dover affrontare incidenti particolarmente complicati”. Così Timur Goksel descrive gli uomini dell'Untso in Libano. Lui li conosce bene. Con loro ha lavorato quotidianamente per 23 anni. Un veterano delle forze internazionali in Libano. Nato in Turchia 63 anni fa, è stato portavoce dell'Unifil (United Nations Interim Forces in Lebanon) dall'aprile 1979 fino alle dimissioni per insegnare scienze politiche all'università americana di Beirut nel giugno 2003. Goksel è probabilmente l'ufficiale delle forze di pace Onu con maggiore anzianità in Libano. ‟Quando arrivai, l'Unifil operava già da 13 mesi. Per imparare qualche cosa andai all'ufficio Untso, i cui uomini erano sparsi sui confini tra Israele e i Paesi arabi sin dai tempi della risoluzione numero 50 del Consiglio di Sicurezza, il 29 maggio 1948, e poi attivi con il cessate il fuoco nel 1949. Le loro cartine geografiche dei confini erano le più dettagliate, i loro memorandum interni i più approfonditi.
Anche se i loro uomini venivano cambiati ogni sei mesi, o al massimo dopo un anno”, ricorda. Al suo arrivo, gli osservatori Untso in Libano sono una cinquantina e negli anni non hanno mai superato quota sessanta. ‟Una piccola forza divisa in cinque basi che dal 1948 non sono mai cambiate. Si trovano sul confine dal Mediterraneo alle pendici dell'Hermon, posizionate nei villaggi di Labune, Marwahin, Maroun al Ras, Markaba e Kiam. Terreno difficile, fatto di wadi, colline coperte di fitta vegetazione, un dedalo di stradine e viottoli nascosti, il paradiso delle imboscate e della guerriglia”, aggiunge. Il rapporto tra Unifil e Untso è sempre stato di stretta dipendenza. ‟La nostra forza arrivò in Libano con oltre 6.000 uomini nelle prime fasi della guerra civile, quando i gruppi armati dell'Olp lanciavano attacchi quasi quotidiani dal confine”, continua. È il periodo che precede l'invasione israeliana del 1982. I comandi israeliani avevano reclutato l'Esercito del Libano del Sud, una piccola milizia (circa 3.000 uomini) che avrebbe costituito il nucleo della cosiddetta ‟Fascia di Sicurezza”, la zona occupata per una media di 40 chilometri e delimitata a nord dal fiume Litani, sino al ritiro voluto dall'ex premier laburista Ehud Baraq nel maggio-giugno 2000. ‟L'Untso è sul campo da molto più tempo, ma prende ordini da noi.
Loro sono disarmati. Non possono fare nulla contro le operazioni dell'Hezbollah o le incursioni israeliane, se non inviare i loro rapporti al Palazzo di Vetro”. Anche se disarmati, non mancano le tragedie. Un paio di uomini Untso in Libano muoiono nei campi minati. I feriti sono molto più numerosi. Il fatto più grave avviene nel 1988, quando il loro comandante in quel periodo, il colonnello americano Richard Higgins, viene rapito (presumibilmente dall'Hezbollah) ed assassinato. Il video del suo corpo torturato e impiccato è diffuso un anno e mezzo dopo. Goksel replica duro agli israeliani che accusano l'Unifil e per estensione l'Untso in Libano di aver fallito nella loro missione: ‟I nostri colleghi Untso sono osservatori puri. L'Unifil inizialmente aveva un mandato più ampio. Ma si basava sul presupposto che le due parti volessero la pace. Quando questo è venuto meno, ci siamo trovati impreparati. Inizialmente abbiamo cercato di fermare con le armi i blitz dell'Hezbollah. Ma in poco più di vent'anni abbiamo subito oltre 200 morti e altre centinaia di feriti. Infine anche noi ci siamo limitati a fare gli osservatori. Oggi la nostra forza è ridotta a poco più di 2.000 uomini”. Cosa suggerisce allora alla missione multinazionale che dovrebbe venire nel sud del Libano? ‟Che abbia almeno 50.000 uomini, sia ben equipaggiata con armi pesanti, marina e aviazione. Soprattutto che abbia ben chiaro il mandato per usare la forza. E necessita della presenza di un gruppo di funzionari esperti nel trattare con le popolazioni sul posto. Altrimenti è meglio che se ne resti a casa”.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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