"Votare sì sarebbe il tradimento di me stessa", ha detto una deputata di Rifondazione alla vigilia del voto sull’Afghanistan. È un concetto illuminante nella sua precisione. Mancava però l’altro corno del dilemma: votare no sarebbe il tradimento del mandato elettorale. Che cosa è peggio? Deludere se stessi, macchiare la propria immacolata concezione della politica, oppure mettere nei pasticci una maggioranza e disgustare i milioni di elettori ai quali poco importa dei problemi di coscienza dei singoli, e molto della tenuta del governo? Il rovello è rispettabile. Non porselo mai, e adeguarsi senza riflettere alle necessità della maggioranza, spiana la strada all’opportunismo e al cinismo. Ma risolverlo sempre in favore di se stessi è il tipico, imperdonabile peccato di narcisismo che funesta l’intera storia della sinistra. E’una sinistra che si piace tanto (e si piace ancora di più quando è in minoranza) quella dei pochi ma buoni, dei moralmente irriducibili. Ma il prezzo lo pagano sempre gli altri: la larga maggioranza di noi opachi, confusi abitanti della sinistra impura, che già vedemmo cadere un ottimo governo (il primo Prodi) per storie come queste. E tra l’altro, "purezza" in politica come nella vita, è un concetto fortemente sospettabile di razzismo. Meglio impuri.

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