Era noto fin dal 1945 che Günter Grass aveva prestato servizio nelle SS. E tredici anni fa un'autorità del servizio previdenziale tedesco chiese agli archivi delle forze armate documenti comprovanti i mesi sotto le armi, forse per contarli agli effetti di trattamenti pensionistici. Ecco gli ultimi capitoli della polemica sempre più accesa sulla tardiva confessione del Premio Nobel. In difesa del quale, ieri, è sceso in campo Adam Michnik, eroe e leader storico dell' opposizione democratica polacca nella guerra fredda e oggi direttore di "Gazeta Wyborcza", il più influente quotidiano dell'est. E' il documento di liberazione di Grass dal campo di prigionia alleato, emesso nel 1946 e controfirmato da Grass in persona, a fornire nuove prove. Nel formulario ingiallito dal tempo, che ieri il Tagesspiegel e la Bild hanno riprodotto, è scritto chiaramente che Grass, quando fu catturato dagli Alleati, prestava servizio nella famigerata divisione corazzata Frundsberg delle Schutz-Staffeln naziste. Non è tutto. Come ha dichiarato Peter Gerhardt, vicedirettore del centro d' informazioni militare per gli archivi della vecchia Wehrmacht (le forze armate naziste, ben distinte dalla Bundeswehr, l'attuale esercito federale), «la sola domanda su questo documento alleato fu sporta tredici anni fa da un' istituzione di assicurazione pensionistica». Un fatto di cui forse era a conoscenza la Stasi, la famigerata polizia segreta della "Ddr". Non si esclude dunque che Grass abbia deciso di rompere il silenzio per anticipare rivelazioni. Un circolo ristretto di letterati, amici e conoscenti di Grass, era probabilmente a conoscenza del grande segreto del premio Nobel. Lo ha sostenuto lo scrittore austriaco Robert Schindel. Ha parlato di conversazioni confidenziali, in cui Grass avrebbe parlato della macchia sul suo passato con pochi intimi. Adam Michnik, su questo sfondo, difende Grass. «La sua posizione è degna di ammirazione e di rispetto, non resta che inchinarsi davanti a lui perché è un esempio unico», egli ha scritto. «Ha riflettuto a fondo su questo atto e lo ha cancellato dalla sua vita successiva, con tutti i libri che ha scritto». Nel suo editoriale su Gazeta, Michnik denuncia «l'orda di denigratori» che hanno attaccato Grass, incluso Lech Walesa che, come il partito al potere a Varsavia, ha chiesto di ritirare a Grass la cittadinanza onoraria di Danzica, città in cui crebbe. «La letteratura non è mai stata il punto forte di Walesa», nota Michnik. E aggiunge: «Grass non è stato il solo a imboccare in quegli anni un cammino errato. Un altro tedesco, della stessa generazione, aveva allora indossato un' uniforme nazista per qualche mese, sul finire della guerra. Si chiamava Joseph Ratzinger, e negli ultimi tempi è più conosciuto sotto il nome di Papa Benedetto XVI». Da Stoccolma, la Fondazione del Nobel rassicura: lo scrittore non rischia di vedersi revocato il premio per la Letteratura, conferitogli nel '99. In Germania un duro attacco a Grass è venuto da Charlotte Knobloch, presidente della Comunità ebraica. Secondo cui lascia un pessimo sapore l'impressione netta che Grass abbia usato la sua confessione per vendere meglio il suo libro.
Günter Grass

Günter Grass

Günter Grass (Danzica 1927 - Lubecca 2015) ha raggiunto la massima notorietà con Il tamburo di latta, pubblicato nel 1959 (Feltrinelli, 1962, nuova edizione 2009). Delle sue opere successive ricordiamo: Gatto e topo (Feltrinelli, 1964, 2009), Anni di cani (Feltrinelli, 1966, 2009), Dal diario di una lumaca (Einaudi, 1974), Il Rombo (Einaudi, 1979), La Ratta (Einaudi, 1987), Il richiamo dell’ululone (Feltrinelli, 1992), È una lunga storia (Einaudi, 1998), Il mio secolo. Cento racconti (Einaudi, 1999), Il passo del gambero (Einaudi, 2002), Sbucciando la cipolla (Einaudi, 2007), Camera oscura (Einaudi, 2009), Da una Germania allaltra. Diario 1990 (Einaudi, 2012). Nel 1999 Grass ha vinto il premio Nobel per la letteratura.

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