Stupori estivi per la confessione di Günter Grass: «sono un ex Waffen SS». E allora si reclama «deve restituire il Nobel!». Quando andai a trovarlo per la prima volta a Berlino Ovest (1965) l'autore di Il tamburo di latta era un uomo di 37 anni, appena di quattro più vecchio di me che quando finì la guerra di anni ne avevo14. L''intervistavo per chiedergli come gli fosse venuto in mente di attaccare Brecht in una piece, I plebei provano la rivolta, che per fortuna non ebbe alcun successo. Ma è un fatto che in quel libro con il grimaldello della letteratura romanzesca Grass aveva fatto filtrare proprio nel tinello dei tedeschi occidentali (tornato come nuovo, centrini e tutto) la prima ammissione di colpa collettiva; fatta a pezzi la diffusa ipocrisia dell'"io non c'ero e se c' ero dormivo": la perversione ideologica del nazismo vista dall'interno e raccontata dal basso (il nano Oscar), con effetti tragico-esilaranti. Non tutti, tanto meno i tedeschi dell'Ovest, avevano allora la stessa dimestichezza con Brecht e Thomas Mann, mentre Grass aveva già venduto milioni di copie. Ora, mettere in relazione questo Grass che quasi ottantenne si suicida confessando di avere indossato i simboli lugubri di quell' ideologia (SS, il logo-simbolo che più la identifica, come oggi la M di McDonald's) e l' autore di quel libro del 1959, è fariseo e meschino. Non è ormai sdoganato il concetto che le radici della grande letteratura pescano qua e là, anzi spesso, nel torbido della coscienza dei suoi autori? E che quando la biografia dello scrittore non è "morale" ed "edificante" come la sua letteratura, chi si stupisce di ciò è un cretino? De Amicis di Cuore non fu un padre sadico? E Verga dei Malavoglia, capolavoro sulle sciagure dei proletari del mare, un reazionario che applaudì il generale Bava-Beccaris massacratore dei popolani milanesi in tumulto? Va ricordato alle élite intellettuali oggi così offese, va ricordato a noi della sinistra che l'identità autore-opera è un pregiudizio piccolo borghese (che se ne infischia di Benedetto Croce) come la buona letteratura se ne infischia di identità e, perché no?, del reale della vita? E quando può trionfa nel paradossale. Con buona pace di Lukacs che a 20 anni idolatravo. Via, diciamocelo.
Günter Grass

Günter Grass

Günter Grass (Danzica 1927 - Lubecca 2015) ha raggiunto la massima notorietà con Il tamburo di latta, pubblicato nel 1959 (Feltrinelli, 1962, nuova edizione 2009). Delle sue opere successive ricordiamo: Gatto e topo (Feltrinelli, 1964, 2009), Anni di cani (Feltrinelli, 1966, 2009), Dal diario di una lumaca (Einaudi, 1974), Il Rombo (Einaudi, 1979), La Ratta (Einaudi, 1987), Il richiamo dell’ululone (Feltrinelli, 1992), È una lunga storia (Einaudi, 1998), Il mio secolo. Cento racconti (Einaudi, 1999), Il passo del gambero (Einaudi, 2002), Sbucciando la cipolla (Einaudi, 2007), Camera oscura (Einaudi, 2009), Da una Germania allaltra. Diario 1990 (Einaudi, 2012). Nel 1999 Grass ha vinto il premio Nobel per la letteratura.

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