Nei suoi "Barbari" di ieri, Baricco si domanda, e ci domanda, se abbiamo ereditato dalla rivoluzione democratica occidentale anche "una certa idea di anima e di spiritualità". Se cioè siamo oramai vuoti come gusci, secondo l’idea che hanno di noi per esempio le masse islamiche, oppure qualcosa di umanamente forte ci appartiene ancora. Una piccola grande risposta viene dalla breve vita di Angelo Frammartino, il volontario pacifista italiano ucciso a Gerusalemme da un povero fanatico. Non ci sono parole per dire l’ingiustizia atroce di quel delitto. Ma la generosità e l’umanità di Angelo, così come emergono dalle parole disperate dei suoi familiari e dei suoi compagni, ci aiutano a riempire in qualche modo (un gran bel modo) il nostro guscio vuoto. Guai a chi sorride con amara sufficienza di fronte all’ultima e-mail di Angelo, "bisogna tornare ad amare ogni giorno". Sono parole solo apparentemente indifese, solo formalmente ingenue. L’amore può essere pugnalato alle spalle, la fraternità tradita ogni minuto, ma un ragazzo che a ventiquattro anni vive (e muore) per fraternità rinnova sia la testimonianza evangelica sia l’umanitarismo democratico e socialista. Le radici dell’Europa, quelle buone, quelle fertili.

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