Il catto-cattolico Antonio Socci si domanda, piccato, perché mai al meeting di Rimini sia stato invitato il diessino Bersani, che con il pensiero di don Giussani c’entra poco. Ora, a parte che il pensiero di don Giussani è di tale maestosa e criptica complessità che può tranquillamente riguardare anche Eros Ramazzotti, viene da chiedersi perché mai si organizzino dibattiti, in giro per l’Italia, se non per dibattere, e cioè per mettere a confronto opinioni e culture differenti. La sortita di Socci fa il paio con quelle di chi critica Bertinotti perché va a parlare con i giovani di An. Il virus della purezza identitaria è sempre stato pernicioso, ma negli ultimi tempi, con quello che succede in giro per il mondo, è diventato letale. Non se ne può più di tribù politiche, di clan culturali, di famigliole agguerrite che si riconoscono dall’odore, e respirano a pieni polmoni solo quando l’aria è quella (viziata) del proprio tinello. Aumentando confusione e paura, aumentano le opinioni cazzute: che suonano cazzute, appunto, e finiscono sui giornali sempre molto ghiotti di frasi trancianti. Ma rimangono il frutto di confusione e paura. Quando incombe l’atomica, aprire il proprio grazioso ombrellino e sentirsi al riparo è parecchio sciocco. Eppure, guarda quanti ombrellini aperti che si vedono in giro.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma nel 1954 ed è cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su “la Repubblica” e “L’Espresso”. Scrive per il teatro e ha scritto per la televisione. Ha fondato e diretto il settimanale satirico “Cuore”. Per Feltrinelli ha pubblicato, tra l’altro, Il nuovo che avanza (1989), Poetastro (1993), Il ragazzo mucca (1997), Canzoni politiche (2000), Cerimonie (2002), Gli sdraiati (2013), Ognuno potrebbe (2015), Il grande libro delle Amache (2017), La sinistra e altre parole strane (2017) e Le cose che bruciano (2019).

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