Il vero giallo dell’estate, quest’estate, è scoprire chi non paga le tasse, e concludere che non sono mai io, è sempre lui. è bastato che il governo annunciasse una stretta (sacrosanta) sui controlli, e i giornali si sono riempiti di sdegnate autodifese delle categorie sospette. Di fronte a cifre spietate, che indicano dichiarazioni risibili a fronte di tenori di vita ridenti, i rappresentanti di categoria si impennano indignati, e implicitamente scaricano (a parte l’Iva) ogni sospetto sulla categoria accanto, in quel gioco di autodifesa corporativa che è il vero disastro sociale e civile di questo Paese. Ce ne fosse uno, dico uno, che almeno ammette il problema: "effettivamente noi salsamentieri dovremmo farci un esame di coscienza", "ha ragione, tra i picadores e gli alabardieri qualcuno fa il furbo", "abbiamo coscienza, noi progettisti di piroghe, che qualcuno non emette fattura". Macché. Piuttosto, la morte. Le voragini di evasione, e le cordigliere di lavoro nero che fanno corona, paiono problemi sconosciuti e sorprendenti agli abitanti di un territorio siffatto. La sola buona notizia è che, forse, tanta ostinata negazione del reato indica che, almeno, viene percepito proprio come un reato. Una colpa sociale. Una macchia etica. È già un passo avanti. Nessun colpevole, ma il riconoscimento che l’evasione è una porcheria. Passi da gigante.

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