Il lavoro, anche il più forsennato, anzi forse proprio il più forsennato, è ormai diventato un rimedio all’angoscia. L’angoscia di incontrare quello sconosciuto che ciascuno di noi è diventato per se stesso, e al quale non si sa che parola rivolgere, perché, al di fuori dell’attività lavorativa, la nostra identità non ha più contorni ben delineati. Il nostro volto non sempre è riconoscibile, i nostri sentimenti sono confusi, le nostre passioni flebili e imprecise, le nostre aspirazioni (che non coincidano con l’aumento di stipendio e l’avanzamento in carriera) del tutto indeterminate. Il nostro cuore, che nella metafora del papa dovrebbe condurci a noi stessi, più non risuona e non sa riconoscere, né tanto meno prestare attenzione alla profondità dei discorsi: che ci facciamo con i nostri familiari, chi siamo per loro, che cosa davvero ci stanno chiedendo o addirittura implorando, e che cosa noi chiediamo a loro affinché, almeno nell’ambito ristretto della famiglia, ciascuno non segua per suo conto la propria via che mai si incrocia con quella dell’altro? Nel silenzio del cuore, che è l’organo dell’interiorità, la nostra vita si affaccenda senza più rispettare il settimo giorno, che tutte le religioni precettano affinché l’uomo non smarrisca se stesso e la conoscenza di sé. Perché anche nel settimo giorno le azioni apparentemente di svago assumono le sembianze del lavoro che copre l’intero arco della settimana, e più non hanno nel riposo, nell’ozio, nella lettura, nell’ascolto della musica o delle parole di chi ci circonda, nella riflessione, nel contatto con sé, il loro contrappunto, e la loro segreta intenzione. E questo perché anche lo sport, anche il divertimento, anche il tempo libero, anche le code in macchina, anche il fine settimana sono contrappunto dalle tinte giocose all’interno del lavoro, ma in nessun caso il contrario del lavoro. Se Marx, a suo tempo, denunciava l’alienazione «nel» lavoro, oggi il papa ci ricorda che forse siamo in presenza di un’alienazione più grande, quella "da" lavoro, che consiste nel completo appiattimento nell’attività lavorativa, come se questa fosse divenuta l’unico indicatore della riconoscibilità dell’uomo. Il quale prende a delineare la sua identità a partire dalle sue capacità in termini di funzionalità ed efficienza, a misurare la sua libertà a partire dalle possibilità che gli offre la sua competenza tecnica, ad acquisire stima di sé a partire dal riconoscimento che gli proviene dall’apparato di appartenenza, fino ad annullare quel che in lui vi è di più specifico, la sua interiorità, nell’omologazione richiesta dalla cultura dell’efficienza e della produttività. In un regime di economia globalizzata, dove si vince solo se si è tecnicamente più avanzati e dove la concorrenza esasperata chiede ogni anno un’accelerazione dei ritmi di prestazione, il lavoro, non avendo altra finalità se non quella di concorrere all’incremento infinito della produzione, non è più il luogo in cui l’uomo, realizzandosi, incontra se stesso, le sue capacità, le sue ideazioni, l’attuazione della sua progettualità, ma solo il luogo in cui l’uomo tocca con mano la sua "strumentalità", il suo essere semplice appendice delle macchine, che nel loro insieme compongono l’apparato tecnico-economico, interessato solo al proprio potenziamento e non alle sorti dell’uomo. E allora la domanda che dobbiamo porci è la seguente: i fini della tecnica e dell’economia globalizzata sono anche i nostri fini? O siamo noi diventati semplici strumenti dell’apparato tecnico-economico il quale ci impiegherebbe come momenti della sua organizzazione, semplici anelli insignificanti della sua catena o, se preferiamo, mezzi imprescindibili, ma anche fra i più intercambiabili di qualsiasi altro mezzo, all’interno di un apparato economico - tecnologico divenuto fine a se stesso? Noi forse non lo sappiamo, ma il nostro cuore e forse anche il nostro sistema nervoso lo sanno. Non si spiegherebbe altrimenti l’uso spropositato che in Occidente si fa degli psicofarmaci per tacitare quella depressione che, prima di essere una malattia dell’anima, è il modo con cui il nostro cuore, prima di "indurirsi" e tacere per sempre, chiede quello spazio e quel tempo d’ascolto, senza il quale ciascuno di noi perde la conoscenza di sé e, come dicevano gli antichi greci, la "giusta misura". Certo l’invito del papa non si muove nella direzione dei greci. Per la teologia cattolica, infatti, Dio abita l’interiorità dell’anima (In interioritate animae habitat Deus), e chi perde l’anima non incontra più Dio. Ma siccome anche per chi non crede in Dio, perdere l’anima è perdere se stesso, l’invito del papa non può che essere incondizionatamente accolto.
Umberto Galimberti

Umberto Galimberti

Umberto Galimberti, nato a Monza nel 1942, è stato dal 1976 professore incaricato di Antropologia Culturale e dal 1983 professore associato di Filosofia della Storia. Dal 1999 è professore ordinario all’università Ca' Foscari di Venezia, titolare della cattedra di Filosofia della Storia. Dal 1985 è membro ordinario dell’international Associ ation for Analytical Psychology.

Dopo aver compiuto studi di filosofia, di antropologia culturale e di psicologia, ha tradotto e curato Jaspers, di cui è stato allievo durante i suoi soggiorni in Germania:
Sulla verità (raccolta antologica), La Scuola, Brescia, 1970.
La fede filosofica, Marietti, Casale Monferrato, 1973.
Filosofia, Mursia, Milano, 1972-1978, e Utet, Torino, 1978.

Di Heidegger ha tradotto e curato:
Sullessenza della verità, La Scuola, Brescia, 1973.

Opere

1975 - Heidegger, Jaspers e il tramonto dellOccidente, Marietti, Casale Monferrato, (Ristampa, Il Saggiatore, Milano, 1994).
1977 - Linguaggio e civiltà, Mursia, Milano, (2° edizione ampliata 1984).
1979 - Psichiatria e Fenomenologia, Feltrinelli, Milano.
1983 - Il corpo, Feltrinelli, Milano, 1983 (Premio internazionale S. Valentino d’oro, Terni, 1983).
1984 - La terra senza il male. Jung dall’inconscio al simbolo, Feltrinelli, Milano (premio Fregene, 1984)
1977 - Linguaggio e civiltà, Mursia, Milano, (2° edizione ampliata 1984).
1985 - Antropologia culturale, ne Gli strumenti del sapere contemporaneo, Utet, Torino.
1986 - Invito al pensiero di Heidegger, Mursia, Milano.
1987 - Gli equivoci dell'anima, Feltrinelli, Milano.
1988 - La parodia dell'mmaginario in W. Pasini, C. Crepault, U. Galimberti, L'immaginario sessuale, Cortina, Mila no.
1989 - Il gioco delle opinioni, Feltrinelli, Milano.
1992 - Dizionario di psicologia, Utet, Torino. (Nuova edizione: Enciclopedia di Psicologia, Garzanti, Milano, 1999).
1992 - Idee: il catalogo è questo, Feltrinelli, Milano.
1994 - Parole nomadi, Feltrinelli, Milano.
1996 - Paesaggi dell'anima, Mondadori, Milano. (Nuova edizione: Feltrinelli, Milano, 2017).
1999 - Psiche e techne. Luomo nelletà della tecnica, Feltrinelli, Milano.
2000 - E ora? La dimensione umana e le sfide della scienza (opera dialogica con Edoardo Boncinelli e Giovanni Maria Pace), Einaudi , Torino.
2000 - Orme del sacro, Feltrinelli, Milano (premio Corrado Alvaro 2001).
2001 - La lampada di psiche, Casagrande, Bellinzona.
2003 - I vizi capitali e i nuovi vizi, Feltrinelli, Milano.
2004 - Le cose dell'amore, Feltrinelli, Milano.
2005 - Il tramonto dellOccidente, Feltrinelli, Milano.
2006 - La casa di psiche. Dalla psicoanalisi alla consulenza filosofica, Feltrinelli, Milano.
2007 - Lospite inquietante. Il nichilismo e i giovani, Feltrinelli, Milano.
2008 - Il segreto della domanda. Intorno alle cose umane e divine, Apogeo, Milano.
2009 - I miti del nostro tempo, Feltrinelli, Milano.
2012 - Cristianesimo. La religione dal cielo vuoto, Feltrinelli, Milano.
2018 - La parola ai giovani. Dialogo con la generazione del nichilismo attivo, Feltrinelli, Milano.
2018 - Nuovo dizionario di psicologia, psichiatria, psicoanalisi, neuroscienze, Feltrinelli, Milano

 

 

È in corso di ripubblicazione nell’Universale Economica Feltrinelli l’intera sua opera.

Traduzioni all'estero

Francese: (Il corpo) Les raisons du corps, Grasset Mollat, Paris, 1998
(Le cose dell’amore) Qu'est-ce-que l'amour?, Payot, Paris, 2008;

Tedesco: (Gli equivoci dellanima) Die Seele. Eine Kulturgeschichte der Innerlichk eit, Verlag Turia + Kant, Wien, 2003
(Le cose dellamore) Liebe, Beck, Monaco, 2006;

Greco: (Storia dellanima) Historia tes psyches, Apollon, Thessaloniki, 1989
(Paesaggi dellanima)Topia psyches, Itamos, Athina, 2001
(Gli equivoci dell’anima) Parermeneíes tes psyches, University Studio Press, Athina, 2004;

Spagnolo: (Dizionario di psicologia) Diccionario de psicologia, Siglo Veintiuno Editores, Città ; del Messico 2002
(Le cose dell’amore), Las cosas del amor, Imago mundi, Madrid, 2006;

Portoghese: (Orme del sacro) Rastros do sagrado, Paulus, São Paulo, Brasil, 2003
(I vizi capitali e i nuovi vizi) Os vícios capitais e os novos vícios, Paulus, São Paulo, Brasil, 20 04
(Psiche e techne. Luomo nell'età della tecnica) Psiche e techne. O homen na idade da t&eac ute;cnica, Paulus, São Paulo, Brasil, 2005
(Le cose dellamore), Coisas do amor, Caleidoscopio, Casal de Cambra, 2009;

Giapponese: I vizi capitali e i nuovi vizi, Tokio, 2004;

Sloveno: (Lospite inquietante. Il nichilismo e i giovani), Grozljivi Gost: Nihili zem in mladi, Modrijan, Ljubljana, 2009;

Olandese: (I miti del nostro tempo), Mythen van onze tijd, Ambo, Amsterdam 2011.

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