Kofi Annan a Beirut, prima tappa del suo viaggio mediorientale, non ha perso tempo. Forte della ripresa di autorità dell'Onu ha chiesto a Hezbollah di liberare i due israeliani sequestrati consegnandoli alla Croce rossa, e a Israele ‟la fine immediata” del blocco aeronavale imposto al Libano. Annan era stato preceduto da una intervista del capo di Hezbollah, Hassan Nasrallah, che sembra far intravedere una insolita duttilità del leader sciita, che di fatto ha ammesso un ‟errore”. ‟Non pensavamo che la cattura (dei due soldati israeliani) avrebbe portato a una guerra di queste dimensioni... Se l'avessimo saputo l'11 giugno non l'avremmo fatto”, ha detto Nasrallah in una intervista alla New tv libanese. Un errore di calcolo dell'abile leader del movimento fondamentalista filo-iraniano? Può darsi. Abile ma anche tanto pragmatico da fare una sorta di autocritica solo dopo aver ottenuto una ‟vittoria” su Israele. Ora se lo può permettere, come può permettersi di accettare l'arrivo di una forza di interposizione che per la prima volta Israele è stata costretta ad accettare. Tutto questo fa parte dell'evoluzione imprevista e imprevedibile anche per Nasrallah.
Allora perché questa fuga in avanti? Non può essere certo la questione palestinese che tutti i leader arabi hanno sempre usato a proprio uso e consumo. E allora? C'è chi sostiene che lo spettro di al Qaeda si stia avvicinando al Libano e ai territori palestinesi. E questo gli sciiti non lo possono permettere. I fratelli iracheni con il supporto dei pasdaran iraniani stanno combattendo una sanguinosa guerra contro i gruppi di al Qaeda in Iraq. Ma l'‟irachizzazione” di tutta la regione sarebbe una catastrofe per gli sciiti e per l'Iran. Da evitare con ogni mezzo. È stato questo il calcolo di Nasrallah? Forse. Oppure è stato il calcolo degli iraniani per ridurre l'impatto del nucleare e indurre l'occidente a trattare il pacchetto mediorientale con maggiore oculatezza?
Gli sviluppi della situazione e il viaggio di Annan, che ieri a Beirut ha incontrato tutti i leader politici Hezbollah compresi, sembrano andare in questa direzione. ‟È giunta l'ora che l'occidente metta da parte le sue ostilità preconcette nei nostri confronti e accetti di sedersi intorno a un tavolo per cercare una via d'uscita”, ha detto il portavoce del ministero degli esteri iraniano Reza Asef dando l'annuncio della prossima visita di Annan. E se nel gruppo della trattativa (5+1) con Tehran rientrasse anche l'Italia, uno dei maggiori partner commerciali, non sarebbe solo un nuovo successo per D'Alema, ma anche un vantaggio per l'Iran.
E come considerare il recente sequestro dei due giornalisti di Fox news a Gaza? Un sequestro inedito, per la prima volta non si è risolto in poche ore. La rivendicazione delle Brigate del sacro jihad è inedita come la sigla: nessun riferimento all'occupazione della Palestina e la conversione all'islam come condizione per il rilascio. Sembrerebbe uno scimiottamento dei rapimenti in Iraq magari ad opera invece che di al Qaeda di gruppi fuori controllo, ma non meno pericolosi. Il premier di Hamas Haniyeh si è preso i meriti della liberazione. Ora c'è da chiedersi fino a quando la comunità internazionale potrà ignorare il governo palestinese e Israele a tenere in carcere i suoi ministi. Ma è possibile che i sequestratori abbiano potuto agire in quel fazzoletto di terra che è Gaza inosservati? Chi lo sapeva forse voleva dare un avvertimento: non si può dimenticare la Palestina. Lo spettro di al Qaeda si avvicina.
Giuliana Sgrena

Giuliana Sgrena

Giuliana Sgrena, inviata de ‟il manifesto”, negli ultimi anni ha seguito l'evolversi di sanguinosi conflitti, in particolare in Somalia, Palestina, Afghanistan, oltre alla drammatica situazione in Algeria. Negli ultimi due anni ha raccontato la guerra e l'occupazione in Iraq. Nei suoi servizi cerca di indagare la realtà che sta dietro lo scontro armato, la vita quotidiana delle principali vittime delle guerre moderne: donne e bambini. Ha dedicato particolare attenzione all'islamismo e al suo effetto sulla condizione delle donne. Attualmente collabora, tra l'altro, con RaiNews24, con il settimanale tedesco ‟Die Zeit”, con la radio della Svizzera italiana e con riviste di politica internazionale. Libri pubblicati: La schiavitù del velo, voci di donne contro l'integralismo islamico (manifestolibri 1995); Kahina contro i califfi, islamismo e democrazia in Algeria (Datanews 1997); Alla scuola dei taleban (manifestolibri 2002); Il fronte Iraq, diario da una guerra permanente (manifestolibri 2004).

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>