A volte ritornano. Wolfgang Munchau, il columnist del Financial Times che cinque mesi or sono scrisse un editoriale sul suo giornale per mettere in dubbio la permanenza a lungo termine dell´Italia nell´Eurozona, suscitando aspre reazioni e vivaci polemiche nel nostro paese, ieri è tornato alla carica, con un altro articolo, sempre nella sua rubrica con foto nella ‟op-ed”, la pagina dei commenti dell´autorevole quotidiano della City. E fondamentalmente sempre con la stessa tesi: è improbabile che il governo Prodi ce la faccia a realizzare le riforme e a rimettere in piedi un paese appesantito da immensi problemi economici e strutturali, e senza quelle riforme sarà impossibile per l´Italia restare nell´euro.
‟I miei amici italiani mi assicurano che il futuro a lungo termine del loro paese è molto migliore di come io lo dipingo, per cui non c´è bisogno di farsi prendere dal panico”, afferma Munchau. Ma subito aggiunge, rispondendo ai suoi amici italiani: ‟Il che mi ricorda una battuta attribuita a Winston Churchill: "Smetterò di ubriacarmi, da domani"‟. Il columnist del Financial Times riconosce che è troppo presto per emettere un giudizio definitivo sul governo Prodi, e che il centro sinistra è partito con un buon inizio lanciando riforme da tempo necessarie del settore dei servizi. ‟Farmacisti e notai, perlomeno, adesso avranno qualche concorrenza”, osserva con una punta di sarcasmo.
Poi nota che Prodi è stato anche ‟fortunato”, per essere salito al potere durante una ‟lieve espansione economica” e perché gli introiti fiscali nella prima metà di quest´anno sono stati dell´11 per cento più alti che nel 2005.
Ciononostante, avverte Munchau, ‟risollevare l´economia italiana sarebbe un compito enorme anche nei tempi più propizi”. L´Italia, elenca il columnist del Ft, soffre una miriade di problemi: un livello insostenibile di debito pubblico; bassa produttività; un servizio civile malfunzionante; un settore bancario esasperatamente protetto; un´industria dei servizi sottosviluppata; una specializzazione in quelle aree dell´industria manifatturiera che lasciano il paese vulnerabile alla concorrenza a basso prezzo dall´Asia; e meccanismi per stabilire salari e prezzi che incoraggiano il persistere dell´inflazione. Morale: ‟Anche se l´attuale mini-boom economico si trasformasse in qualcosa di più grosso, non risolverebbe nessuno di questi problemi”. Insomma, come scriveva l´Economist un anno fa, l´Italia è ancora il malato d´Europa.
Il commentatore della City aggiunge la sottilissima maggioranza di cui il governo Prodi dispone al Senato e gli ‟emergenti segni di discordia” tra i nove partiti della sua coalizione. Il ministro dell´Economia Padoa-Schioppa deve essersi reso conto, conclude Munchau, ‟che governare l´economia italiana è anche più difficile di quanto lui si aspettasse”. Il giornalista del Financial Times riconosce che ‟ci sono pochi paesi in Europa con un sostegno politico all´euro più forte che in Italia”. Ma ammonisce: ‟Far parte dell´Eurozona diventerà insopportabile a meno che l´Italia risolva tutti questi problemi. Prodi e Padoa-Schioppa stanno probabilmente facendo del loro meglio per riuscirci, ma non è chiaro al momento se sarà abbastanza”.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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