Senatore Marcello Pera, ha sentito oggi le parole di papa Joseph Ratzinger? Ha detto che l’Islam si spaventa di fronte ad un Occidente che esclude totalmente Dio dalla visione dell’uomo. Che la vera minaccia per loro non viene vista nella fede cristiana, ma nel disprezzo di Dio, nel dileggio del sacro. Lei condivide questa visione?
Ovviamente.

La colpa dello scontro tra l’Islam e l’Occidente, quindi, è dell’Occidente, per la sua perdita d’identità, per la sua civiltà ormai secolarizzata?
Il concetto è che la crisi di identità dell’Occidente, in particolare dell’Europa, è la vera causa che provoca uno scontro di civiltà. Una tesi che il Papa aveva già espresso.

Eppure lei si è più volte espresso contro l’Islam. Si ricorda quando esplose la polemica per le vignette satiriche contro Maometto?
Ricordo bene. Ed è un ottimo esempio per capire. Quelle vignette sono un nulla rispetto a ciò che qui in Europa facciamo passare contro Gesù Cristo, il Papa, Mosè, i rabbini. In quella circostanza l’Europa usò due pesi e due misure: censurò il suo sacro diritto di libertà di stampa e di espressione e chiese scusa. Si vergognava di se stessa. E non capiva che, così facendo, alimentava proprio lo scontro che vuole ad ogni costo evitare.
Alimentava lo scontro chiedendo scusa?
Alimentava lo scontro non difendendo la propria identità e la propria religione. L’ho detto: qui da noi passa qualsiasi cosa contro la nostra religione ma nessuno si indigna, nessuno si preoccupa di offendere qualcun altro.

Lei difese anche le magliette di scherno contro l’Islam realizzate dal leghista Roberto Calderoli...
Non difesi le magliette. Me la sono presa con la reazione che c’è stata dall’altra parte: per protestare contro quelle magliette finirono per assaltare la nostra ambasciata e uccisero un cristiano. Mi sembra una reazione decisamente spropositata.

Dunque, alla fine, nello scontro tra Islam e Occidente la colpa di chi è?
La colpa è del fondamentalismo e del terrorismo islamico, ma anche l’Occidente ha le sue responsabilità perché nasconde le sue radici e ha smarrito la sua identità.

Che valore hanno queste parole del Papa pronunciate proprio alla vigilia dell’Undici settembre?
Senz’altro oggi hanno un particolare valore. Ci ricordano che l’11 settembre fu colpito l’Occidente giudaico e cristiano perché oggi esso produce una civiltà distorta, non più religiosa. Qui da noi abbiamo sviluppato una cultura della resa.

Cultura della resa?
La cultura della resa, sì. Il positivismo, il relativismo, l’individualismo, il multiculturalismo, il secolarismo.

Il Papa ha parlato anche dell’importanza che i progetti sociali e il Vangelo siano inscindibili tra di loro. Ha paura che si tenda a promuovere con urgenza i progetti sociali dimenticando le cose che riguardano Dio e la fede cattolica. Condivide?
Sì. La difesa dei valori che sono alla base della tradizione cristiana oggi è più importante di qualunque politica sociale. L’agenda è cambiata e dobbiamo scegliere: o ci rendiamo conto che la secolarizzazione è una grave malattia spirituale e cambiamo strada, oppure fra poco saremo tutti eurabici.
Alessandra Arachi

Alessandra Arachi

Alessandra Arachi, nata a Roma nel 1964, giornalista al “Corriere della Sera”, con Feltrinelli ha pubblicato: Briciole. Storia di un’anoressia (1994), da cui è stato tratto l’omonimo film per tv con la regia di Ilaria Cirino (2004), Leoncavallo blues (1995), Unico indizio: la normalità. L’Italia a sud dell’Italia (1997), Coriandoli nel deserto (2012). Ha pubblicato inoltre Non più briciole (Longanesi 2015), Lunatica. Storia di una mente bipolare (Rizzoli, 2006) e il romanzo E se incontrassi un uomo perbene? (Sonzogno, 2007).

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