Probabile una lacerante crisi di identità tra i teo-con dopo il discorso di Papa Ratzinger in Germania. Loro erano convinti di essere odiati dall’Islam in quanto cristiani, sicuri di essere sull’orlo di una nuova guerra di religione. Dice il Papa, invece, che Osama e le sue coorti barbute muovano guerra all’Occidente per tutt’altre faccende: l’uomo bianco è ateo e lussurioso, gretto e sporcaccione (la donna, non parliamone nemmeno), ed è questo che lo rende meritevole di sterminio agli occhi di quei devoti d’Oriente.
E dunque, contrordine fratelli. Inutile fortificare gli altari e blindare le radici cristiane, non è la Chiesa il bersaglio, è la discoteca, l’ipermercato, la pubblicità lasciva, la mutanda striminzita. Agli arabi, che noi si preghi indifferenti alla Mecca, importa poco. Quello che li fa davvero imbufalire è che non si preghi affatto. E dunque si rassegnino Pera e Buttiglione, si facciano da parte, non è la loro guerra, questa. In prima linea c’è il relativista etico che fa lo struscio a Igea Marina, la sciampista divorziata con l’ombelico di fuori, forse perfino lo scemo che parcheggia la Cayenne in terza fila. Ignaro di essersi messo di traverso sul cammino della fede. Milite ignoto, che per sola soddisfazione, quando sarà affettato dalla spada di Allah, potrà ben dire di avere fregato il posto a Marcello Pera.

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