Per la prima volta, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica confuta apertamente quanto sostengono gli Stati uniti - o meglio, il Congresso di Washington - a proposito del programma nucleare dell'Iran. Si tratta del rapporto diffuso lo scorso 23 agosto dalla Commissione sui servizi segreti della Camera dei rappresentanti Usa: sotto il titolo ‟Riconoscere l'Iran come una minaccia: un problema di intelligence per gli Stati uniti”, quel rapporto di 29 pagine dice che la capacità nucleare bellica iraniana è parecchio più avanti di quanto l'Aiea o i servizi Usa abbiano detto, e critica l'intelligence per non essere in grado di dare informazioni più precise.
Affermazioni ‟erronee, devianti e non sostanziate”, ribatte l'Aiea in una lettera, anzi: ‟oltraggiose e disoneste”. Parole dure, e non erano destinate a essere pubbliche: la lettera, datata 12 settembre e firmata da un alto funzionario dell'Agenzia dell'Onu, è indirizzata al deputato Peter Hoekstra (repubblicano), presidente della Commissione sui servizi segreti della Camera; una copia è stata consegnata anche all'ambasciatore degli Usa presso l'Aiea a Vienna, Gregory Schulte. Una copia però è arrivata in mano al ‟Washington Post”, che ieri he ha dato notizia (e la pubblica on-line). I dirigenti dell'Aiea fanno notare diversi errori fattuali del Rapporto al Congresso. Dove dice ad esempio che nel suo impianto di Natanz l'Iran ‟attualmente arricchisce uranio a un livello per usi bellici usando una cascata di 164 centrifughe”: per fabbricare armi serve un arricchimento al 90% dell'isotopo uranio-235, mentre l'Iran ha arricchito uranio al 3,6% sotto il monitoraggio dell'Aiea. Non solo. Il segretariato dell'Agenzia ribatte in modo assai piccato all'affermazione che il direttore Mohammed el Baradei avrebbe rimosso uno degli ispettori perché sosteneva che Tehran nascondeva elementi del suo programma nucleare (cioè, insinua, l'Aiea non vuole dire la verità sulla minaccia iraniana): falso, nessun ispettore è stato rimosso dall'incarico, precisa la lettera.
‟È di nuovo come con l'Iraq prima della guerra”, ha commentato David Albright, un ex ispettore nucleare (che ora dirige l'Institute for Science and International Security, istituzione indipendente con sede a Washington), interrogato dal ‟Washington Post”. Proprio come per l'Iraq, dice, si costruisce la minaccia iraniana ‟usando cattive informazioni prese selettivamente e si dà addosso agli ispettori”. Come con l'Iraq di Saddam Hussein, quando gli ispettori dell'Aiea non trovavano traccia di ‟armi di distruzione di massa”: e quando, a guerra avvenuta, l'Agenzia ha rivelato che le affermazioni pre-guerra della Casa Bianca su un presunto programma atomico iracheno erano fondate su documenti falsificati, Washington ha fatto una feroce campagna per rimuovere el Baradei (invano, il direttore dell'Aiea è stato confermato e l'anno scorso ha pure preso il Nobel per la pace).
Il quotidiano di Washington fa notare che quel rapporto è stato scritto da un solo autore, Fredrick Fleitz, ex agente della Cia e assistente speciale di John Bolton quando era l'uomo del Dipartimento di stato per il dossier iraniano ed era stato determinante nel delineare la politica di rifiuto di ogni negoziato con Tehran durante il primo mandato di Bush. Il ‟Washington Post” cita poi alcuni deputati della Commissione sui servizi segreti: dicono che quel rapporto non è affidabile e la Commissione voleva rivederlo, ma Hoekstra ha voluto diffonderlo subito. Insomma: quel rapporto è stata una smaccata operazione politica dei settori neo-cons. Il presidente della Commissione parlamentare per ora non ha commentato.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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