Marco Tronchetti Provera ha spiegato al consiglio di Telecom Italia che la fine anticipata della convergenza tra telecomunicazioni fisse e mobili è dovuta alle pressioni dell’Autorità per le Comunicazioni e alla linea del governo. All’Agcom invece considerano gli interventi a carico dell’ex monopolio in linea con la prassi europea. Ministro Gentiloni, chi ha ragione: Tronchetti o l’Agcom?
Non credo proprio che un Governo o un’Authority possano ostacolare un processo come la convergenza. Tanto meno in un contesto regolatorio come quello italiano, fortemente ancorato alle direttive europee. L’incumbent ha spesso considerato l’Agcom troppo severa, i concorrenti troppo poco.

Dunque non è "colpa" dell’Autorità di Corrado Calabrò.
Non mi sembra. D’altra parte, il governo non è stato informato preventivamente del riassetto societario.

Ma Tronchetti Provera ha reso più di una visita.
È vero. Telecom, di sua iniziativa, apprezzabile ma non obbligatoria, ha dato frequenti notizie sui suoi progetti. L’ultimo incontro con il presidente Prodi risale a soli 9 giorni fa, a Cernobbio. Si è parlato dei contatti internazionali, di Murdoch, ma mai dello spin off delle rete e del mobile. Di qui la sorpresa del presidente Prodi.

La condivide?
Condivido la sorpresa e la preoccupazione. Siamo all’avvio di una grande evoluzione delle telecomunicazioni nel segno della convergenza e l’Italia non può esserne esclusa.

Sarebbe a dire?
L’Italia ha uno dei mercati più importanti del mondo che ha consentito l’affermazione di aziende leader per organizzazione, tecniche di marketing, soluzioni tecnologiche. Le nostre imprese di telefonia mobile che fanno parte di gruppi internazionali sono all’avanguardia e vengono prese a modello dalle altre. Troverei grave che il sistema industriale italiano finisse con l’essere fuori.

Teme allora che Tim vada agli stranieri?
Il dottor Tronchetti ha detto che la nuova società sarà controllata al 100% da Telecom Italia.

Ma questo riassetto sembra la premessa di una cessione.
Per questo intendiamo vedere la conclusione della manovra societaria e i progetti futuri prima di esprimere un giudizio compiuto.

Il suo collega Pecoraro Scanio esorta il governo a usare la golden share per fermare lo spezzatino del gruppo Telecom Italia. Rifondazione pure.
In questo stadio parlare dei poteri speciali del ministero dell’Economia è imprudente, in qualunque senso lo si faccia.

Non ho capito: se Tim andasse all’estero le sarebbe indifferente?
Tutto il contrario. Credo che il sistema industriale italiano, ove alla vendita si arrivasse, dovrebbe trovare una soluzione nazionale.

Come vede l’intervento della Cassa depositi e prestiti nella società della rete d’accesso?
Sono favorevole a delineare i confini dell’interesse pubblico, molto meno all’interventismo pubblico nell’economia.

Ma come valuta la costituzione della società della rete d’accesso?
Può elevare il tasso di concorrenza. Tutti gli operatori avrebbero un fornitore di servizi terzo e non l’incumbent .

Terzo vuol dire quotato in Borsa oppure venduto a terzi?
Il dottor Tronchetti Provera ha detto che sarà controllato al 100% da Telecom Italia. Bisognerà dunque vedere il progetto concreto. Ci sarà tempo. In Gran Bretagna, il negoziato tra Ofcom e British Telecom, che aveva per oggetto molto meno, non si è risolto in due nottate. Anche in Italia sarà l’incontro di due intenzioni.

La nuova Telecom intende diventare una media company
Già oggi Telecom ha una tv ed è azionista di Rcs.

Azionista di Rcs è Pirelli. E questa ha potuto arrotondare la sua partecipazione solo dimostrando all’Agcom che non controlla Telecom Italia Media..
La legge, infatti, vieta la cross ownership tra quotidiani e televisioni fino al 2009: è uno dei pochi risultati positivi ottenuti dall’opposizione, con il voto favorevole dell’Udc, nella discussione parlamentare sulla legge Gasparri: chi ha la tv non può possedere giornali.

Secondo la Gasparri nessuno può detenere più del 20% del sistema integrato delle comunicazioni. Un tetto antitrust che per le società di telecomunicazioni scende al 10%. Modificherete questi limiti?
L’esperienza di due anni ci dice che sono risultati inefficaci. Alla loro ombra sono prosperate le posizioni dominanti, prima di tutto la posizione dominante congiunta Rai-Mediaset. Non credo al doppio regime tra le telecomunicazioni e il resto del mondo.

È uno spiraglio per Telecom?
Né spiragli né chiusure. Ma i limiti saranno più stringenti.
Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti (Brescia, 1953) è oggi senatore della Repubblica. Ha lavorato al “Corriere della Sera” dal 2004 al 2013. In precedenza, era stato a “l’Espresso” per diciassette anni. E prima ancora a “Mondo economico”. Gli esordi furono nel quotidiano in cooperativa “Bresciaoggi”, di cui è stato uno degli amministratori. Per Feltrinelli ha pubblicato: Licenziare i padroni? (2003), un’analisi critica di come i principali gruppi privati hanno sprecato la grande occasione degli anni novanta; Il baco del Corriere (2006), storia dell’evoluzione della proprietà del “Corriere della Sera”, dalla fondazione fino allo spionaggio in via Solferino a opera della security di Telecom Italia; Confiteor. Potere, banche e affari. La storia mai raccontata (con Cesare Geronzi; 2012).

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>