Due malavitosi siciliani sono stati arrestati per l’eccidio della famiglia Cottarelli, nel Bresciano: era un regolamento di conti. Mi chiedo dove si trovano, che cosa pensano e dicono, adesso, gli agitatori politici di quartiere, i passanti con la bava alla bocca, le massaie feroci che nelle ore successive al delitto affollarono i telegiornali sbraitando contro gli immigrati, chiedendo di espellerli tutti, accusandoli del delitto senza che mezzo dubbio li sfiorasse. Avessi gli ultrapoteri andrei a pescarli uno ad uno e li costringerei a ritornare davanti alle stesse telecamere usate per vomitare odio. Gli farei risentire le frasi pronunciate, rileggere i cartelli idioti, rivedere il sit-in anti-immigrazione improvvisato davanti alla villetta dove si era appena consumato un delitto tutto italiano. E gli domanderei: ha qualcosa da dire, adesso, a sua discolpa? Si sente in dovere di spiegare, magari di domandare scusa? Uguale energia userei con i media: tutti quei telegiornali che hanno concesso generoso spazio ai linciatori verbali, a chi parlava a vanvera, a chi passava di lì per caso, perché non rispediscono le loro troupe sul posto, cercando di rintracciare il bandolo del pregiudizio e dell’ignoranza? O non fa abbastanza spettacolo, far funzionare la testa e tacere le budella?

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