La partita tra lo "squalo" Rupert Murdoch e il manager-azionista Marco Tronchetti Provera è terminata. È stato lo stesso numero uno della News Corp ad affermare ieri da New York che preferisce mantenere indipendente Sky Italia e che i colloqui con Telecom Italia sono volti al termine. ‟Avevamo dei colloqui in corso - ha spiegato Murdoch - ci siamo entrati dentro ma riteniamo che è meglio restare indipendenti”. Quello che era nell’aria già all’indomani dell’incontro di Zante del 7 settembre scorso è stato dunque confermato. In quell’incontro sulla barca di Murdoch nelle acque greche si è tentato un aggancio azionario tra i due gruppi, di cui le banche d’affari favoleggiavano da settimane, ma è abortito sul nascere. E secondo la ricostruzione fatta da Repubblica Murdoch sul più bello della riunione ha chiesto a Tronchetti Provera se era pronto a valutare Sky Italia ben 6 miliardi di euro. Una cifra molto alta che, sebbene pagata in azioni Telecom Italia, avrebbe portato la News Corp a entrare pesantemente nel capitale di Olimpia, forse anche in posizione paritetica a quella dei soci italiani (come riferito ai due imprenditori dal consulente di Prodi Claudio Costamagna). Tronchetti a quel punto ha capito che l’accordo con il tycoon australiano era impossibile da realizzare anche perché di fronte a una valutazione del genere il mercato gli si sarebbe rivoltato contro. Sky Italia ha infatti circa 3,7 milioni di abbonati per un fatturato di circa 1,7 miliardi con un conto economico che si sta faticosamente avvicinando al pareggio. Valutare Sky Italia 6 miliardi sarebbe stato un affronto per i piccoli azionisti e gli investitori istituzionali presenti nel capitale Telecom mentre l’azionista di riferimento, Olimpia, avrebbe beneficiato dell’apporto di un nuovo socio e cristallizzato il valore di 4,2 euro a cui sono iscritte in bilancio le azioni Telecom. Insomma il mercato avrebbe dovuto pagare a caro prezzo un’operazione i cui benefici stavano a monte della catena. E molti analisti nutrono dubbi anche sul fatto che Telecom, con in pancia Sky Italia, avrebbe potuto essere a quel punto trattata con i multipli di Borsa più generosi che vengono attribuiti a una "Media company".
Il fatto però che Tronchetti Provera abbia tentato fino all’ultimo di stringere un accordo finalizzato all’ingresso di un socio forte in Olimpia con il rischio di perdere il controllo la dice lunga sulle necessità della scatola che controlla il 18% di Telecom. Con circa 3 miliardi di debiti e più della metà delle azioni in pegno presso le banche, la finanziaria controllata all’80% dalla Pirelli ha bisogno di pompare ogni anno almeno 300 milioni di euro di dividendi dalla Telecom. Per questo motivo il pay out della società telefonica è stato aumentato fino al 90% dell’utile netto, un livello non riscontrabile in nessun altro operatore telefonico internazionale. Se poi, per qualsiasi eventualità, il titolo dovesse scendere ulteriormente fin verso la soglia di 1,8 euro (ieri ha chiuso a 2,17) scatterebbe il meccanismo del reintegro delle garanzie con nuove azioni Telecom che dovrebbero andare a integrare il pegno già in mano alle banche. È comunque molto probabile che a fine anno Olimpia dovrà svalutare ulteriormente (nel 2005 lo ha già fatto per 963 milioni di euro) i titoli in portafoglio per avvicinarsi almeno parzialmente ai valori di mercato. Obbiettivamente non è una bella situazione e il cambio di strategia di Tronchetti Provera con lo scorporo e la possibile vendita di Tim è finalizzato anche a risolvere tutti i problemi finanziari a monte di Telecom. Ma a questo punto bisognerà vedere se il mercato, cioè gli investitori che hanno in mano l’82% delle azioni Telecom, sarà interessato a portare avanti una strategia del genere che si basa molto sulla finanza e poco sull’industria. Per quanto riguarda Murdoch, invece, sganciato dalla trattativa con Telecom può puntare in un prossimo futuro alla quotazione in Borsa di Sky Italia. ‟Ci saremmo sentiti meglio - ha confessato ieri agli analisti finanziari - con degli azionisti italiani”.
Giovanni Pons

Giovanni Pons

Giovanni Pons lavora alla redazione milanese de ‟la Repubblica” come caposervizio dell'economia. Ha esordito a ‟Milano Finanza” e ha scritto successivamente per altri periodici specializzati: ‟Investire”, ‟Borsa & Finanza” e ‟Gente Money”. Ha seguito i principali eventi finanziari di questi anni: dalle lotte di potere per il controllo di Mediobanca ai riassetti del sistema bancario. È coautore con Oddo de L'affare Telecom.

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>